Il caffè delle diaspore

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sabato 16 marzo 2019

24 marzo 1999, la vergogna della NATO




Sono passati 20 anni dai bombardamenti NATO sulla Serbia e fioccano le serate su questo tema e gli articoli.
Ve ne proponiamo alcuni


Il bombardamento della Jugoslavia

Remo contro, la virtù del dubbio

Il bombardamento su Belgrado. La verità su quell’attacco

Il cielo sopra Belgrado. Il Manifesto

Fu un genocidio

La guerra umanitaria

Un articolo di Alberto Tarozzi

Contropiano

24 marzo '99. Jugoslavia

Noi non dimentichiamo nulla

La Nato ritiene giusto il bombardamento

Bombe su Belgrado 20 anni dopo . Bologna

Il cielo sopra Belgrado . Milano

20 anni fa la guerra "umanitaria" della Nato


Serbia, la memoria, 20 anni dopo le bombe NATO. Conferenza commemorativa a Roma. 25 marzo ore 15.00, "Sala consiliare municipio". Intervengono Alessandro Di Meo e Slobodanka Ciric'

La Jugoslavia di ieri, le rovine di oggi. Incontro presso la Casa rossa, Via Monte Lungo 2 a Milano, 30 marzo ore 18. Interviene Fulvio Grimaldi

Bombe su Belgrado 20 anni dopo. 10 aprile ore 21,00 presso Spazio Ligera, Via Padova 133 Milano. Conduce Andrea Martocchia di CNJ

Bari 3 aprile 2019 | Bombe su Belgrado: 20 anni dopo

Serbia: Belgrado ricorda il ventesimo anniversario dei bombardamenti

Intervista di Enrico Vigna a ZIVADIN JOVANOVIC

Da contro blog di Fulvio Grimaldi

Il massacro di Racak

In Kosovo statua all’americano dell’inganno di Racak

Le "vittime" di Racak non erano civili e non sono state giustiziate

Serbi da morire

24 marzo 1999 in Balkan crew

24 marzo 1999 la nato bombarda la Jugoslavia

Ennio Remondino

DIEGO FUSARO da Belgrado

Scuole, ospedali e civili bombardati

Spiccioli sui Balcani 6 missioni di Tornado con bombe umanitarie

Perché la NATO non ha condotto un’operazione terrestre contro la Jugoslavia?

Un reportage di CNJ

Good morning Pančevo

La guerra infinita di Riccardo Iacona

Serbia, una terra avvelenata

NATO bombardovanje Srbije

Oj kosovo kosovo

Nas kosovo

Nemanja Nikolic - Vidovdan

Gordana Goca Lazarevic Vidovdan

Dal blog di Marco Barone








lunedì 23 marzo 2020

21 anni dal bombardamento NATO





La cosa sconvolgente è che la NATO è candidata al Premio Nobel per la pace

24 marzo 1999 -Alle 19,45 ora locale, la Nato annuncia l’inizio dei bombardamenti su tutto il territorio della Federazione jugoslava: Serbia, Montenegro, Voivodjna, Kosovo. Il Consiglio di Sicurezza non è interpellato prima del via agli attacchi e non ha avallato l’uso delle armi contro la Jugoslavia. Secondo il diritto internazionale, un attacco contro uno Stato sovrano senza l’autorizzazione del Consiglio di Sicurezza è da considerarsi un’aggressione, ma alle 20,04 cadono le prime bombe.
Nessuno dei Paesi della Nato ha dichiarato guerra alla Jugoslavia né questa lo ha fatto contro gli Stati dell’Alleanza Atlantica. Impiegati oltre 400 aerei, in arrivo tre portaerei e altre 25 unità navali. Scopo del primo attacco è neutralizzare le difese aeree, i sistemi radar, le postazioni contraeree e le centrali di comunicazioni, aprendo la strada ai cacciabombardieri. Colpite Priština, Belgrado, Novi Sad. A poca distanza di tempo colpiti l’aeroporto di Priština-Slatina, quello di Belgrado-Surčin e quello di Podgorica-Golubovci. Nella prima ondata della Determinated Force anche due superbombardieri B-2, mai usati prima in combattimento.
Dall’aspetto di neri boomerang, sono praticamente invisibili ai radar, valgono oltre 2 miliardi di dollari l’uno. I B-2 sganciano bombe da 900 chili a guida satellitare, capaci di devastare strutture robustissime, come i posti di comando sotterranei. I cacciabombardieri decollano dalle basi in Italia; le navi nell’Adriatico e i B-52 lanciano missili Tomahawk. Bruno Maran, Dalla Jugoslavia alle repubbliche indipendenti


Da se ne zaboravi !

Aggressione NATO in Balkan crew

Why? - Pandora tv

Un pensiero di Milica Marinkovic'

Il bombardamento su Belgrado. La verità su quell’attacco

I crimini di USA e Nato spiegati in 14 minuti

Težina lanaca 3 (2019)

Bombardamenti Belgrado - SERBIA (1999)

Le cifre di massacri e distruzioni compiuti in 78 giorni di guerra

Bologna 6.4.2019: Bombe su Belgrado, vent'anni dopo

Bologna 6.4.2019: Bombe su Belgrado, vent'anni dopo – SECONDA PARTE

All'origine delle guerre umanitarie

Target

Bombe umanitarie del cavolo

20 anni fa la guerra "umanitaria" della Nato



venerdì 4 settembre 2020

Da una favola chiamata Danilo Crepaldi





NOVI SAD- Oggi, si parla molto della tragedia del ponte Morandi a Genova, cosa è successo, cosa è stato o non è stato fatto, le colpe, le non colpe, i drammi, le lacrime e le storie di chi è sopravvissuto, ma io oggi voglio raccontare la storia di un altro ponte: il ponte "Maresciallo Tito" , oggi ponte Duga (arcobaleno) a Novi Sad la nel cuore della Vojvodina, in quella terra serba straziata dalla guerra del Kosovo, dai bombardamenti NATO e da dieci anni di sanzioni assurde. Se dal centro di Novi Sad si scende da Bulevar Mihaila Pupina una delle vie centrali del capoluogo della Vojvodina irta di negozi, supermercati e passanti spesso frettolosi ben presto ci si imbatte nel Danubio, quello stesso Danubio che attraversa mezza Europa, il quale, in queste zone, per troppo tempo si è macchiato del sangue rosso di innocenti. È un fiume placido di una bellezza austera che da sempre fa da cornice a Novi Sad, "Giardino Nuovo" la città più bella del mondo dicono i suoi abitanti, sicuramente la più cosmopolita della Serbia grazie alle sue università che ne fanno anche una città crocevia di culture diverse ma che qui convivono. La sul bel Danubio blu, si trova il ponte, un tempo dedicato al Maresciallo Tito, un ponte austero che collega le due sponde della città proseguendo poi in quella che, ai tempi della Repubblica Federata di Jugoslavia, era Ulica (via) Marsal Tito. Il ponte, i cui pilastri spuntano dalle acque del fiume quasi come obelischi egiziani nel deserto, fu costruito all'epoca della Jugoslavia socialista per volere di Tito ed a lui fu dedicato. Una costruzione su cui si discusse a lungo... il ponte era mal costruito, si diceva, e sarebbe presto crollato! Ma mentre queste maldicenze venivano sussurrate a mezza voce per non irritare il governo ed i suoi funzionari, il ponte era sempre lì a reggere il traffico cittadino e a regalare vita, commercio e sogni insieme al Danubio che scorreva sotto di lui. Venne la guerra, la prima guerra dei Balcani, quella del disfacimento di quel paese che si chiamava Jugoslavia e che con il suo socialismo strano e diverso rappresentava il diverso nell'est Europa e la terza via verso un mondo migliore nel resto del mondo. Un paese che tanto aveva dato in termini di storia e cultura e che poco aveva ricevuto dal resto mondo. E venne la guerra, dicevamo, ma il ponte era sempre lì, simbolo di ció che era stata la Jugoslavia! Ma si sa ed è noto che al governo Milosevic, tutto quello che riguardava il vecchio, il passato non piaceva e poi un ponte dedicato al croato Jozef Broz in Serbia, nella nuova Serbia indipendente, era un pugno nell'occhio e allora fu ribattezzato, non senza polemiche, ponte "Duga", ponte "Arcobaleno" . Ma i Balcani, sono zone calde che producono molta più storia di quella che riescono a digerire, così come soleva dire Winston Churchill, e quindi un semplice ponte, come quello di cui parliamo, sembra avere un anima e non una ma mille e più storie diverse... e così venne un altra guerra, quella del Kosovo, la seconda guerra dei Balcani, ed il ponte era sempre lì anche sotto i bombardamenti NATO non voleva saperne di venire giù! Sembrava il simbolo dell'orgoglio di un popolo che pagava colpe non sue! Le bombe cadevano su Novi Sad, sul Danubio agitando le sue acque, facendo ruggire al fiume la sua rabbia e il suo disappunto, ma il ponte era sempre lì indistruttibile come l'orgoglio serbo, simbolo di un paese martoriato ma vivo! Ci misero due settimane le bombe "intelligenti" della NATO a buttarlo giù ma non riuscirono a distruggere la sua anima, (quella era impossibile da distruggere) anzi non lo abbatterono fu il ponte a sacrificarsi, perchè lì, vicino a lui, vivevano famiglie che ogni volta che cadevano le bombe "intelligenti" temevano per la loro vita e per le loro case, le grida dei bambini impauriti erano strazianti e il ponte le sentì, le avvertì chiare così come avvertì le preghiere di chi gli chiedeva di sacrificarsi per loro, e decise di farlo, si sacrificó per la sua gente e si fece buttare giù! Dopo la guerra il ponte venne ricostruito ed oggi è ancora lì sulle acque placide ed azzurre del Danubio a regolare il flusso di traffico della città. È ancora lì in silenzio a ricordarci ció che è stato ma se all'alba o al tramonto guardi le ombre del ponte sul fiume ti sembra di scorgerne un sorriso... e il sorriso della speranza che non ha mai abbandonato il ponte, il Danubio, Novi Sad, La Vojvodina, la Serbia e la Jugoslavia intera.

martedì 7 aprile 2020

Bombe umanitarie del cavolo

24 marzo 1999 iniziano le operazioni aeree contro la Serbia:
5 aprile, una bomba da 250 kg cade in un'area abitata, 17 morti;
12 aprile, un ponte viene bombardato mentre vi transita un treno, 55 morti;
14 aprile, circa 75 civili kosovari vengono uccisi per errore da aerei NATO;
23 aprile, alcuni missili colpiscono la torre della televisione pubblica serba, causando 16 morti
30 aprile, il bombardamento del ponte della piccola città di Murino, in Montenegro, causa la morte di 6 persone, di cui 3 bambini, e 8 feriti
1º maggio, 47 civili vengono uccisi nel loro bus centrato mentre attraversava un ponte sotto bombardamento, questo è il secondo incidente di questo tipo;
7 maggio, un errore durante un bombardamento nelle vicinanze di Nis (nel sud) causa la morte di 15 uomini e circa 70 feriti;
8 maggio, l'ambasciata cinese a Belgrado viene colpita per un probabile errore di intelligence causando 3 morti ed un forte attrito internazionale;
13 maggio circa 60 morti ed 80 feriti causati dalla NATO contro un villaggio kosovaro, Korisa; la NATO accusa i serbi di aver usato i civili come scudi umani;
21 maggio, circa 100 carcerati muoiono durante il bombardamento di un carcere a Pristina;
22 maggio, 7 guerriglieri dell'UCK rimangono uccisi per un errore della NATO, altri 15 feriti;
30 maggio, durante un bombardamento di un ponte autostradale, rimangono uccise 11 persone che lo stavano attraversando;
31 maggio, altri due gravi errori da parte degli aerei NATO:
  • 20 persone rimangono uccise in un ospedale a Surdulica, nel sud; la NATO nega ogni responsabilità;
  • una bomba colpisce il villaggio di Novi Pazar, causando 23 morti;

giovedì 18 luglio 2019

Dejan e Fatmir

Questa storia è, in teoria, inventata, ma in realtà è tutta vera poichè è presa da esperienze vissute


Dejan è nell’angolo del bar con due enormi panini e una birra. E’ in Italia per lavoro e conosce bene l’italiano nonostante sia serbo e sia venuto in Italia solo per lavoro. Con lui è seduto il suo inseparabile amico albanese Fatmir.
Improvvisamente il bar si anima, c’è un certo caos dovuto all’ingresso di 5 albanesi ubriachi che chiedono dei toast e del vino. Il barista da loro cio’ che hanno chiesto nella speranza che se ne vadano presto. Loro consumano il tutto tra urla e canzonette albanesi. Dejan è angosciato e pensa ai suoi amici serbi che vivono nelle enclavi kosovare, veri lager a cielo aperto.
E’ arrivata l’ora di pagare e i 5 albanesi si controllano nei portafogli e nelle tasche, ma non hanno nemmeno la metà dei soldi necessari. Il barista si arrabbia e minaccia di chiamare la polizia. Dejan non ci pensa un secondo e paga il conto. A quel punto uno dei 5 albanesi lo riconosce e gli dice: “Io ti conosco, tu eri in Kosovo e hai salvato la mia famiglia dai reparti speciali e ora mi hai salvato ancora!”
Per Dejan è una scossa elettrica e ricorda degli episodi della guerra che puntualmente lo rincorrono notte e giorno.
Improvvisamente la sua mente è a Belgrado, nella caserma centrale, quella più esposta alle bombe NATO.
E’ la primavera del 1999 e Dejan è caporale. Dorme seduto e beve nelle pozzanghere d’acqua piovana. Per 78 giorni e 78 notti ha la stessa divisa e come unico scopo quello di salvarsi la vita.
Un giorno il suo superiore lo chiama e gli dice : “Prendi 4 dei tuoi uomini e vai a presidiare il ponte”. Per Dejan è un sollievo allontanarsi dalla caserma che è obiettivo militare. Il ponte è sempre pieno di persone e gli aerei NATO volano radenti per spaventare la gente, ma non sparano e non sganciano bombe.
Dejan prende la camionetta e 4 dei suoi compagni più cari, perché vuole portare anche loro lontano dalla caserma. La camionetta parte e arriva al cancello. A quel punto il piantone dice a Dejan che deve nominare un capitano e tornare in caserma che c’è un altro lavoro per lui. Dejan quasi scoppia a piangere, non vuole rimanere in caserma. Ma il piantone gli urla di obbedire e Dejan parla col suo amico Marko e gli dice di assumere il comando e di andare al ponte.
La camionetta parte e Dejan la vede uscire dal cancello, si volta e torna a piedi in caserma. Dopo pochi passi si sente un boato e Dejan viene sbattuto a terra a 4 metri da dove si trovava. Subito pensa a una bomba, gli esce sangue da un orecchio, guarda il cancello e inizia a piangere. La bomba ha preso in pieno la camionetta e i suoi amici sono a pezzi.
Quella stessa sera sarà costretto a raccogliere i suoi amici e a metterli in sacchi neri dell’immondizia.
Intanto anche la mente di Fatmir va al passato. Fatmir studia all’Accademia militare e lavora in polizia in Albania. Gli stipendi sono molto bassi e un giorno riesce ad avere un visto turistico per venire in Italia.Il giorno dopo il suo arrivo Fatmir già lavora in una azienda agricola come contadino.Scaduti i 15 giorni di permesso, Fatmir non sa che fare.Tornare al suo paese e continuare a lavorare in polizia o diventare illegale e quindi “criminale”?Fatmir decide di rimanere in Italia.Fa tanti lavori in nero e malpagati. Rimpiange il suo posto di poliziotto a Scutari, ma ormai è tardi per tornare.Così fa quello che fanno tutte le persone disperate: si compra una falsa identità.Ironia della sorte il passaporto falso era di un serbo e da quel momento Fatmir non è più Fatmir, ma Milan.Con una falsa identità Milan trova lavoro facilmente e per 5 anni lavora in una pizzeria al taglio.Lavora talmente tanto che inizia a mettere su una pizzeria per conto suo, poi una seconda e poi una terza. Tutte attività che vanno a gonfie vele! Nel giro di 5 anni apre 10 pizzerie, poi un ristorante e poi un bar sulla piazza principale di Udine.Tutte le attività vanno alla grande, ma Milan tratta i suoi 100 dipendenti come collaboratori e non come era stato trattato lui. Nessuno lavora in nero, sono tutti regolari.Ad un certo punto Milan rivuole la sua identità. In una sanatoria si presenta in questura come Fatmir.Al processo Fatmir chiede al giudice: – Ma è possibile condannare una persona che si è autodenunciata? La giudice gli dice di avvicinarsi e gli sussurra: – Non ti immagini nemmeno quanto mi dispiaccia condannarti.Fatmir è dinuovo Fatmir, condannato dalla giustizia italiana, ma re di un grosso impero: “Mondo pizza” che in Friuli è una piccola Mc.Donald.I giornali friulani riportano tutto a caratteri cubitali: “Il re della pizza arriva dall’Albania!” (il Messaggero) e “Stacanovista da record” (il Friuli).La notizia rimbalza anche sui giornali albanesi.Fatmir riceve attestati di benemerenza dal comune di Udine, dalla provincia di Udine e dalla Regione Friuli Venezia Giulia.Ora è li, nel bar con i suoi connazionali che non possono pagare e il suo migliore amico serbo che li vuole aiutare e pensa che la vita è una storia meravigliosa

lunedì 8 agosto 2016

Driton Kuka





Driton Kuba è stato un grande campione jugoslavo e ha vinto tante medaglie, ma poi sono arrivate le guerre che hanno dissolto la Jugoslavia e il Kosovo è stato terra di nessuno per molto tempo, con i militari europei e soprattutto quelli italiani che cercavano di salvare il patrimonio culturale non ancora distrutto.
In particolare il monastero di Decani se è ancora in piedi è proprio grazie ai militari italiani
Nel 2008 il Kosovo, provincia autonoma della Serbia, si è auto proclamato indipendente e circa la metà dei paesi mondiali hanno riconosciuto l'indipendenza, ma rimane un grosso dissenso internazionale
Quest'anno il Kosovo, ex provincia serba, partecipa alle olimpiadi di Rio, ma non è la prima volta che crea discussioni. Già nel 2008 il nuotatore serbo Milorad Cavic era stato punito per aver indossato una maglietta con la scritta "Kosovo è Serbia"
Noi facciamo grandi complimenti a Driton Kuka poichè ci sembra un uomo di pace, nato in tempo di pace, ovvero quel periodo jugoslavo che ha dato serenità ai Balcani
Anche  Majlinda Kelmendi , la prima atleta che ha vinto una medaglia per il Kosovo, è nata a Pec' quando Pec' era Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia, ha iniziato ad allenarsi nel '99 proprio l'anno delle bombe NATO e ha gareggiato con l'Albania alle precedenti olimpiadi
Certo nel complimentarci con questi atleti non possiamo non ricordare la tragica situazione dei serbi confinati nelle enclavi kosovare, veri lager a cielo aperto e ci auguriamo che i riflettori puntati su questa zona non dimentichino i serbi, i croati, i rom e i gorani cacciati da queste terre

Dieci Paesi che non esistono (o quasi)

Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia

Un grande monastero della chiesa serba in Kosovo

Uranio impoverito è il dossier che Osservatorio Balcani ha dedicato al grande problema della guerra umanitaria in Kosovo

Archivio storico sul Kosovo di Osservatorio Balcani e Caucaso

Driton Kuka

domenica 22 marzo 2015

Per non dimenticare il 24 Marzo 1999



La tristezza di questo giorno è amplificata dal fatto che leggi di persone euforiche nel vedere donne e bambini morti. Anche per ricordare i massacri della Krajina fanno festa.. che squallidume !

BELGRADO…..L'ANIMA DEL DOPOGUERRA

 Belgrado non è una città ricca di monumenti, per fattori storici e popolari, come l'antico assedio turco col seguente massacro, dove i turchi, con i teschi delle vittime uccise fecero una torre, a Nis e per le guerre più recenti dati i conflitti tra gli stati dell'ormai ex Jugoslavia. Difatti il monumento che non ha a che vedere con nessuno specifico movimento artistico, se non seguente qualche moderno ed economico piano urbanistico, consiste in due palazzi, situati in centro città, che un tempo erano adibiti uno, al centro di comando dei generali di guerra, l'altro al Ministero dello Stato. Questi due palazzi sono costruiti uno affianco all'altro, interrotti da una delle strade principali. La cosa interessante di questi edifici è che nel bombardamento da parte della NATO ,nel 1999, questi palazzi sono stati bombardati con l'intento dei membri della NATO di uccidere i comandanti ed i politici serbi più importanti, i quali però in quel momento di guerra, avevano ben pensato di non trovarsi mai lì, Purtroppo però, vi furono 14 vittime di innocenti passanti Alcuni, per non dire la maggior parte, di quei politici, con l'ormai generico desiderio di benessere materiale personale, desiderano far entrare la Serbia nell'Unione Europea, cosa che speriamo non succederà mai e con questo forte desiderio sono ormai in stretti legami con la Nato, acerrima nemica della Serbia. Non ci sono più regole di buona morale.. Comunque, ritornando ai palazzi distrutti, questi stanno nel bel mezzo della città, in macerie e devono per sempre essere lasciati così, perchè non c'è modo migliore di rappresentare quella che è la storia di una città. E' un monumento che suscita un certo dolore, macabrità e fa riflettere sulla realtà. Mi piace un sacco Il resto dei monumenti artistici a confronto sembrano tentativi di raccontare la storia attraverso favole idealizzate.Io ,da piccola, guardando quei palazzi , ho sempre provato paura, ma una di quelle paure curiose...Difatti io vengo proprio da Belgrado e se non ci fossero state queste guerre ,non so se mi troverei qui in questo momento. Comunque tutti i turisti affermano che Belgrado sia diversa dalle altre capitali e città d'arte,  ma è difficile spiegarne il perchè...insomma oltre al piano urbanistico inesistente, dal momento che non c'è nessuno equilibrio estetico fra i vari palazzi, io deduco che si respiri nell'aria lo spirito del dopoguerra, dove le persone cambiano, maturano... C'è un'anima. Lo spirito del popolo e l'estetica ,sono inspiegabili ed imparagonabili ad ogni altra cultura o città. Lo spirito era però uguale anche 50 anni fa, l'abitudine alla povertà che porta a serietà ed impegno e alla protezione dei veri valori come la famiglia. Riguardo allo scambio culturale che posso dire è stato fantastico salvo il fatto che è terribile sentirsi un turista nella propria città. 

  • ·         ne potsecaj me......Prve sirene......i sad se plasim aviona...
  • bombardovali su nasu decu .. nase gradove ....... e moj Srbine

I bombardamenti democratici

Nothing against Serbia

Not to forget NATO agression

Un crimine contro la pace

La voce di Russia

cnj.it/24MARZO99

I crimini commessi

2.500 civili uccisi

Dal forum di Belgrado

Belgrado non dimentica le bombe umanitarie

associazionelatorre.com

domenica 11 gennaio 2015

JE SUIS MILICA RAKIC



Mi chiamo Milica Rakic. La mia unica colpa è stata nascere in Serbia.
Divido in paradiso la colpa dei bambini nati in Iraq, Afganistan, Africa, Libia .......

Suicida il pilota NATO che uccise la piccola MIlica Rakic che abitava nei pressi dell'aeroporto.
La piccola fu colpita da schegge delle bombe umanitarie NATO il 17 Aprile 1999

Maggiori dettagli se cliccate qui :  8 Marzo

Ninna nanna Nanna ninna - Baglioni / Trilussa

Ninna nanna nanna ninna
er pupetto vo' la zinna
fa' la ninna dormi pija sonno
che si dormi nun vedrai
tant'infamie e tanti guai
che succedono ner monno
tra le bombe e li fucili
per i popoli che so' civili

ninna nanna tu non senti
li sospiri e li lamenti
de la pora gente che se scanna
che se scanna e che s'ammazza
a vantaggio della razza
de la gente che se scanna
per un matto che comanna
e a vantaggio pure d'una fede
per un Dio che nun se vede

ma che serve da riparo
ar re macellaro
che sa bene
che la guerra 
e' un gran giro de quatrini
che prepara le risorse
pe' li ladri delle borse

ninna nanna ninna nanna
ninna nanna ninna nanna
ninna nanna ninna nanna
ninna nanna ninna nanna

fa' la ninna fa' la nanna
fa' la ninna che domani
rivedremo ancora li sovrani
che se scambiano la stima
boni amichi come prima
so' cugini e fra parenti
nun se fanno i complimenti
torneranno proprio tutti uguali
li rapporti personali

e senza l'ombra d'un rimorso
sai che ber discorso
ce faranno tutti insieme
su la pace e sul lavoro
pe' quer popolo cojone
risparmiato dar cannone


giovedì 24 marzo 2016

Divide et impera



Oggi alcuni balcanofili si sono ritrovati per commemorare le vittime dell' aggressione Nato alla RF di Jugoslavia nel 1999. La cosa che ci ha lasciato attoniti è che quasi nessun network ne ha parlato, mentre spazi enormi sono stati dati alle sentenze del Tribunale penale dell'Aja creando ancora più odio, poichè solo la guerra fra poveri non fa guardare ai problemi veri e a chi li crea.
Dato che la Serbia è il secondo paese più povero d'Europa, molte associazioni e tra queste "SOS Jugo" hanno portato e continuano a portare aiuti umanitari in Serbia e in Kosovo. Per questa opera si ringraziano semplici cittadini e non certo il popolo italiano, come qualcuno ha osato dire, dato che il popolo portava i bambini ad Aviano a vedere partire gli aerei che uccidevano altri bambini come ad esempio Milica Rakic' . Prima degli anni '90 alla Zastava di kragujevac si contavano 34 etnie (scusate la parola molto brutta) e in kosovo esistevano 17 minoranze riconosciute. Dopo la guerra umanitaria NATO siamo al punto che l'occidente ha comprato per due soldi le fabbriche in Serbia per poi farle fallire e chiuderle e in Kosovo c'è solo più una etnia e il 3% dei serbi che non è ancora morto di stenti vive nelle enclavi circondate dal filo spinato. la Jugo è stata aggredita senza una delibera delle Nazioni unite al punto che alcuni serbi in Italia chiedevano se era necessario andare in Serbia a prendere i bambini, ma no.. le istituzioni rispondevano che senza delibera delle Nazioni unite non si sarebbe potuto bombardare. Uranio impoverito e bombe a grappolo sono state il regalo di questa aggressione e anche i militari italiani presenti in Kosovo sono esposti al rischio radiazioni. Dobbiamo comunque a loro la vita di Decani e di altri luoghi molto minacciati anche negli ultimi giorni.

Aggressione Nato alla RF di Jugoslavia

Divide et impera

Why ? Pandora tv

Un articolo di Rodolfo Toè sul Tpi





mercoledì 17 agosto 2016

giovedì 23 maggio 2019

domenica 3 maggio 2015

GIORNATA MONDIALE PER LA LIBERTA' DI STAMPA




Oggi è la giornata mondiale per la libertà di stampa e ci piace ricordare i 16 giornalisti morti a Belgrado sotto le bombe umanitarie mentre cercavano di fare giornalismo

mercoledì 13 luglio 2016

Solidarietà totale a Mirjana Rakić




Sarà che il cognome Rakic' ci ricorda la piccola Milica Rakic uccisa a soli tre anni dalle bombe umanitarie NATO, sarà che l'Europa è gravemente preoccupata della situazione in Croazia, sarà che i serbi di Krajina sono stati cacciati se non uccisi nella operazione Tempesta, ma ci viene da dire a Mirijana Rakic': FORZA NON E' SOLA !

Media e politica in Croazia secondo Mirjana Rakić

Croazia: diffamata, Mirjana Rakić contrattacca

La destra croata preoccupa l’UE

Svolta nera in Croazia

Fiume un'altra guerra

Croazia, la zavorra del passato ustascia

Oluja, la Tempesta che divide la Croazia

Si suicida il pilota NATO che uccise Milica Rakic'

“Hrvatska je kriva za rat jer smo smanjili prava Srbima!”

Link tratti da Osservatorio Balcani e Caucaso

domenica 5 febbraio 2017

Che meraviglia le bombe umanitarie!




E' una cosa commovente come le guerre umanitarie ti tengono compagnia tutta la vita e quando muori si prodigano per i tuoi figli e per i figli dei tuoi figli....

La Serbia al primo posto in Europa per il tasso di mortalità per cancro

La guerra umanitaria NATO

venerdì 25 dicembre 2015

STORIA DEL TORNEO "CANESTRI SENZA RETI"




Tutto nacque nel non molto lontano 1999 ad Ivrea, quando alcuni eporediesi si misero in viaggio per la martoriata Serbia per portare un po' di aiuto alle popolazioni che da 78 giorni vivevano sotto le bombe umanitarie NATO.
Nella città di Kragujevac il gruppo incontrò i ragazzi dell'orfanotrofio. Lo shock fu grande. Non c'era nulla, scarseggiavano sia il cibo che l'acqua e i ragazzi avevano un grande desiderio: "giocare con dei ragazzi italiani".
Il gruppo eporediese rimase senza parole e pensare che era proprio dall'Italia che partivano gli aerei che andavano a bombardare in Serbia, ma loro non avevano nemmeno una parola contro di noi.
Al ritorno ad Ivrea ci si organizza subito. Vengono contattati i ragazzi dell'associazione sportiva "Lettera 22" e .. senza nemmeno crederci davvero.. si parte per una avventura che si è dimostrata tra le più fantastiche al mondo !
Il successo è immediato. Arrivano ragazzi dalla Serbia, dalla Macedonia, dalla Bosnia, dalla Croazia, dalla Russia, dalla Spagna e da ogni parte d'Italia.
I ragazzi della Lettera 22 sono a dir poco superbi nell'accoglienza e i ragazzi croati, bosniaci e serbi si adorano e giocano assieme tra una partita e l'altra.
Un autobus parte da Kragujevac, passa a prendere i ragazzi di Cacak e poi vanno a prendere i ragazzi di Tuzla.
Le strutture alberghiere si riempiono subito e così le famiglie eporediesi si offrono di ospitare in casa propria i ragazzi stranieri. E' un successo e nascono delle amicizie che non finiranno mai.
La partecipazione croata da una sorpresa. A Ivrea ha giocato Dario Saric' e sembra che abbia tutta la classe del grande Drazen Petrovic.
A giugno 2015 il torneo "Canestri senza reti" prende il premio "Campione per la vita".
Tutto si svolge dal 26 al 30 Dicembre ed è seguibile sulla pagina Face book, sul profilo Twitter, nel forum di Basket cafè e da alcuni anni "Tic web" trasmette le finali.
Sul nuovo sito della Lettera 22 c'è una sezione riguardante il torneo
Un grande grazie a tutti e vale la frase scritta su fb: "Canestri senza reti è una tra le cose più belle della vita"

Nella foto vedete la squadra della Stella Rossa di Belgrado che ha vinto lo scorsa edizione

lettera-22.com

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