Il caffè delle diaspore

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martedì 22 dicembre 2020

NUOVO TRASLOCO

 




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Ruđer Josip Bošković - Ruggero Boscovich

 Questo articolo, più completo, si trova: qui e qui


 Dedicato al nostro serbofobico major




Bè.. visto che gli albanesi dicono che Nikola Tesla è albanese, anche i croati possono dire che Boskovic è croato. La storia si tramuta in opinioni .. alle volte, ma... indovinate un po'? E' sepolto in una chiesa ortodossa!!! Penso che da lassù parli chiaramente

Persone poco intelligenti hanno definito Boskovic' eterno simbolo della Croazia, cioè uno stato che nascerà solo 200 anni dopo la sua morte. Davvero dei geni!!!! Anche Italo Calvino è italiano però è nato a Santiago de Las Vegas de La Habana per non parlare di tutti gli italiani nati in Libia . Ungaretti nato al Cairo dovrebbe essere egiziano? E Ugo Foscolo era greco? Si puo' dire che la Serbia ha dato 18 imperatori all'Impero romano? 

Come dice giustamente Urban File La voce della città in data 3 gennaio 2017, lo scopo dei donatori non era quello di rendere omaggio al grande raguseo, ma il tentativo di avvalorare la tesi della croaticità dello scienziato, fenomeno appropriativo ancora molto abusato dai croati con molti personaggi famosi tipo Marco Polo (Marko Polo) Giorgio Orsini (Jurai Matejev Dalmatinac) Francesco Patrizi (Frane Petric') Giovanni Francesco Biondi (Franjo Biundovic') etc... 

Chi ha avvisato l’ANSA il 13/02/2017 dicendo che Boskovic era croato ha detto il falso . Impossessarsi delle culture precedenti perchè hai conquistato quel territorio non ha nessun senso, altrimenti anche tutta la cultura degli Illiri diventerebbe croata. L’unica cosa corretta da dire è quella scritta sulla statua. Nato a Ragusa attuale Croazia . A Dubrovnik al massimo son croati dopo il 1920 e nemmeno, non certo dagli Illiri. A Dubrovnik nascono i croati da quando è Croazia, non prima. Non si puo’ cambiare nazionalità a tutti quelli nati 200 anni prima. Che ignoranza certa gente!!!




I Boskovics erano una nobile famiglia serba la cui origine era dell'Erzegovina orientale - Orahov Do vicino a Trebinje. Da questa zona, alla fine del XVIII secolo, Nikola Bošković si trasferì a Dubrovnik per commerciare. Durante il commercio, Nikola Bošković era anche interessato alla storia dei serbi, così è stata scritta la sua opera Relazione dei Monasaterij della Provincia di Rassia.

Ci sono due personalità importanti nella famiglia Boskovic: Bozo Boskovic e Rudjer Boskovic. Božo Bošković era un rispettabile e ricco commerciante. Ha lasciato 10.000 fiorini al comune di Dubrovnik per l'istruzione dei bambini abbandonati "indipendentemente dalla religione".

Nella famiglia spicca Ruđer Bošković, matematico, fisico, astronomo, diplomatico e poeta di fama mondiale.

Quando i Bošković ottennero davvero la nobiltà, non è stato determinato esattamente, molto probabilmente l'hanno ottenuta come Pokrajčić nel 1595, e anche prima, e che su questa base la famiglia Bošković ha ricevuto la nobiltà e lo stemma il 15 aprile 1718. Non è noto a quale Boskovic si riferiscano queste informazioni e se si riferiscano a questa famiglia Boskovic.

Un ramo della famiglia Boskovic, si diresse a nord, attraverso Valjevo fino a Srem, dove spicca Jovan Boskovic filologo, professore, redattore di Matica Srpska e ministro dell'Istruzione nel governo di Jovan Avakumović.




 Nel palmares dei «croati» finisce un buon numero di dalmati, in particolare di ragusei. Ragusa è una delle città più di confine: comune italiano vissuto in concorrenza con Venezia (che la occupa fra XIII e XIV secolo, plasmandone le istituzioni), Ragusa è considerata la “Quinta repubblica marinara”. Tuttavia è oggettivamente una città dalle molte identità, in cui convive l’elemento italiano (peraltro, un italiano non veneziano, proprio per la rivalità con la Serenissima) della classe dirigente con quelli slavi (croato, serbo, bosniacco, montenegrino) e balcanico in genere (morlacco, valacco, greco, armeno e albanese). Alla fine del 1500 e poi nel secolo successivo Ragusa subisce due devastanti terremoti. La città non si riprese mai più da questi due colpi e lentamente l’elemento italiano venne soverchiato da quello slavo, nonostante la perfetta convivenza dei due. Quando Napoleone pone fine alla vita millenaria della repubblica marinara, fra 1804 e 1806, a Ragusa l’italiano è ancora la lingua ufficiale, anche se gran parte della popolazione parla comunemente le lingue slave.

Figli di questa città di confine, moltissimi ragusei possono essere considerati tanto italiani quanto slavi. E fra questi il più celebre è senz’altro l’astronomo e matematico Ruggero Boscovich (1711-1787) nato a Ragusa da madre italiana e padre bosniaco, a 14 anni si trasferì in Italia. Boscovich, che fu un prete cattolico, è uno dei più grandi intellettuali del suo tempo: matematico, astronomo, uomo di fede e di scienza. Era senz’altro bilingue (parlava anche in serbocroato, ma in famiglia prediligeva l’italiano), scrisse la gran parte delle sue opere scientifiche in latino – lingua della scienza d’allora – ma anche in italiano e in francese. Nella sua corrispondenza con Voltaire, il filosofo gli scriveva in italiano. Fece parte dell’Accademia dei Quaranta, altrimenti detta Società Italiana. E’ interessante che anche i serbi considerano Boscovich come un “loro” scienziato, poiché suo padre era di origine serba. Boscovich preferiva definirsi “dalmata”, rivendicando dunque un’origine regionale più che nazionale (un atteggiamento dunque molto… italiano!). Va altresì notato che dei suoi cinque fratelli, due – Anna e Pietro – furono buoni poeti slavi, mentre un altro – Bartolomeo – fu studioso e poeta, ma di lingua italiana.


Boscovich, Ruggero Giuseppe

Che fine ha fatto la statua di Ruđer Bošković? (si consiglia di leggere i commenti a fondo pagina)





Ultimamente si è materializzata anche la statua

Finalmente inaugurata la statua di Ruđer Bošković (si consiglia di leggere i commenti a fondo pagina)

Srbin katolik, čemu?














A seguire i motivi per cui oggi Boskovic' non vorrebbe essere certo considerato croato




















Le violenze in Croazia sono documentate da moltissimi rapporti mai smentiti che risalgono a metà 2018, a cominciare da quello di Amnesty International. La Croazia è una “democrazia fragile” (ha problemi interni con la propria polizia, esce da una guerra sanguinosa con numerosi criminali di guerra, impuniti), ha al suo interno un diffuso razzismo, ma ha anche probabilmente ricevuto indicazioni sul “lavoro sporco” da fare e, attraverso delle bande consistenti, lo sta facendo. Gianfranco Schiavone. 19.12.2020  Il disastro della rotta balcanica 

Uno dei motivi che spingerà all’insurrezione serba contro il secessionismo di Zagabria degli anni ’90 sarà anche la fine di questa politica nazionale sul territorio croato. La costituzione croata d’epoca jugoslava, infatti, definiva fin dal primo articolo che “la Repubblica Socialista di Croazia è lo stato nazionale del popolo croato, lo stato dei serbi di Croazia e lo stato delle nazionalità che in essa vivono.” Dal ’91 in poi, questa disposizione verrà eliminata, relegando i serbi di Croazia allo status di minoranza e non più di popolo costituente. East journal 15/10/2015










La cosa gravissima è che i croati negli anni '90 hanno distrutto molti libri tramandandoci solo una parte della storia 



Tanto impegno, tanto denaro, ma a scrivere "croato" non ci sono riusciti nemmeno con tutto l'oro del mondo. Però viene detto a tutti i giornali che Boscovich è croato et voilà, il gioco è fatto. C'erano già riusciti a Troia con un certo cavallo





































sabato 5 settembre 2020

BEOGRADSKI SINDIKAT - SVIĆE ZORA






BEOGRADSKI SINDIKAT - SVIĆE ZORA

Da libro di Danilo Crepaldi: Figli della Jugoslavia

Come fai a non perderti in amore ?






Il 12 Febbraio 2003 è una data che, da un punto di vista storico, non sembrerebbe avere grande rilievo; eppure nei Balcani è una data che in pochi non ricordano. Quel Mercoledì si giocava a Podgorica, attuale capitale del Montenegro, la partita valevole per le qualificazioni ai campionati europei di calcio di Portogallo 2004 fra le rappresentative nazionali di Azerbaijan e Jugoslavia. Jugoslavia che aveva cessato di esistere da più un decennio ma che ancora, almeno nominalmente ed a livello calcistico e sportivo, continuava ad esistere; ancora in Europa si continuava a parlare di calcio jugoslavo e la Repubblica Federale di Jugoslavia formata solo più da Serbia e Montenegro sembrava poter dare, almeno a livello sportivo, una continuità a quella che fu la Repubblica Confederata Socialista di Jugoslavia quella del "Bratstvo i Jedinstvo" che di unità e fratellanza fra gli slavi del Sud non aveva più nulla. Nessuno sapeva ancora che quel giorno sarebbe stato l'ultimo in cui uno speaker all'interno di uno stadio avrebbe scandito il nome "Jugoslavia" ; nome che qualcuno cominciava ad associare ad un sentimento di nostalgia che pochi anni dopo si vedrà assegnare un termine nuovo e tutto suo, "jugonostalgija". Termine cognato proprio per dare una nomenclatura precisa a tale sentimento di nostalgia per il passato comune jugoslavo. L'ulteriore divisione che avrebbe diviso ancor di più i territori dell'ex stato slavo, fra la Serbia dal Montenegro era ancora lontana tre anni, ma il nome Jugoslavia si congedò dall'Europa, dalla storia, dalla politica, dallo sport e soprattutto dal calcio proprio in quella tiepida sera di fine inverno. L'ultima partita dei “plavi” fu una partita triste, un anonimo pareggio contro l'Azerbaigian, nazionale giovane nata dallo sgretolamento dell'Unione Sovietica, non certo una squadra che sedeva nell'Olimpo delle grandi del calcio. La Jugoslavia, o quel che ne rimaneva, riuscì a portarsi in vantaggio per 2-0 grazie alla rete di Mijatovic su calcio di rigore ed ad un gol fantasma di Lazovic che scatenò le proteste degli azeri, salvo poi venire rimontata dalle reti di tal Gurbanov. Quel giorno a differenza del 4 Maggio 1980, giorno della morte di Tito, nessuno pianse, in fondo la Jugoslavia era già morta da un pezzo e non aveva senso piangere in eterno un defunto; ma si dice anche che una persona non se ne va mai veramente fino a quando un pezzetto di lei vaga sulla terra. Quello fu il giorno in cui l'ultimo pezzetto di Jugoslavia si congedò dal presente per consegnarsi alla storia e lo fece in uno degli ambiti che contribuì in maniera notevole alla sua nascita ma anche alla sua morte: il calcio. Dalla morte della Jugoslavia sono passati ormai più di due decenni ma gli slavi del Sud sono sempre li, nei Balcani in quel lembo di terra che parte dalle Alpi slovene e va finire giù fino alla cirenaica ai confini con la Grecia, in quella terra che a Ovest è delimitata dall' Adriatico e ad Est dai Balcani. I popoli slavi sono sempre li, uguali e profondamente diversi fra di loro, li pronti a guardarsi in cagnesco ma tutti ugualmente capaci di riconoscere un passato unitario che li vide grandi ed uniti. Fratelli che non sono fratelli ma forse solo fratellastri; amici che non sono amici ma semplicemente la faccia della stessa medaglia che oggi a distanza dei tragici fatti di fine anni '80 ed anni '90 hanno cominciato, seppur a piccoli passi, un riavvicinamento che, ancora una volta, passa inesorabilmente per il calcio, addirittura prima che dalla politica, visto che da tempo circola insistentemente la voce di una riedizione del campionato jugoslavo di calcio. Il termine Jugoslavia intanto è stato sostituito dal termine Jugo-sfera parola questa che sembra avere il potere straordinario di riavvicinare i popoli dei Balcani. Tanto si è scritto, fino ad oggi, sul calcio jugoslavo e tanto si è scritto sulle guerre che hanno messo fine alla Jugoslavia stessa; poco di contro si è scritto sui quasi trent' anni successivi alla disgregazione dello stato degli slavi del Sud. Che ne è stato del calcio slavo? Cosa è rimasto dello stato degli slavi del Sud?. Questo libro cercherà nel suo piccolo di rispondere a queste domande. Nel suo piccolo perché capire fino in fondo la mentalità balcanica è difficile per un ex jugoslavo figuriamoci per uno come me che un po’ slavo lo è solo nel cuore.


Tratto da "I figli della Jugoslavia" di Danilo Crepaldi, edito da StreetLib

I libri di Danilo Crepaldi

Boban Rajovic - Jugoslavijo

venerdì 4 settembre 2020

I libri di Danilo Crepaldi

Davvero dei gran bei libri, complimenti all'autore !











Sta per uscire il quarto libro !!! 






Questo post si trova anche qui

Da una favola chiamata Danilo Crepaldi





NOVI SAD- Oggi, si parla molto della tragedia del ponte Morandi a Genova, cosa è successo, cosa è stato o non è stato fatto, le colpe, le non colpe, i drammi, le lacrime e le storie di chi è sopravvissuto, ma io oggi voglio raccontare la storia di un altro ponte: il ponte "Maresciallo Tito" , oggi ponte Duga (arcobaleno) a Novi Sad la nel cuore della Vojvodina, in quella terra serba straziata dalla guerra del Kosovo, dai bombardamenti NATO e da dieci anni di sanzioni assurde. Se dal centro di Novi Sad si scende da Bulevar Mihaila Pupina una delle vie centrali del capoluogo della Vojvodina irta di negozi, supermercati e passanti spesso frettolosi ben presto ci si imbatte nel Danubio, quello stesso Danubio che attraversa mezza Europa, il quale, in queste zone, per troppo tempo si è macchiato del sangue rosso di innocenti. È un fiume placido di una bellezza austera che da sempre fa da cornice a Novi Sad, "Giardino Nuovo" la città più bella del mondo dicono i suoi abitanti, sicuramente la più cosmopolita della Serbia grazie alle sue università che ne fanno anche una città crocevia di culture diverse ma che qui convivono. La sul bel Danubio blu, si trova il ponte, un tempo dedicato al Maresciallo Tito, un ponte austero che collega le due sponde della città proseguendo poi in quella che, ai tempi della Repubblica Federata di Jugoslavia, era Ulica (via) Marsal Tito. Il ponte, i cui pilastri spuntano dalle acque del fiume quasi come obelischi egiziani nel deserto, fu costruito all'epoca della Jugoslavia socialista per volere di Tito ed a lui fu dedicato. Una costruzione su cui si discusse a lungo... il ponte era mal costruito, si diceva, e sarebbe presto crollato! Ma mentre queste maldicenze venivano sussurrate a mezza voce per non irritare il governo ed i suoi funzionari, il ponte era sempre lì a reggere il traffico cittadino e a regalare vita, commercio e sogni insieme al Danubio che scorreva sotto di lui. Venne la guerra, la prima guerra dei Balcani, quella del disfacimento di quel paese che si chiamava Jugoslavia e che con il suo socialismo strano e diverso rappresentava il diverso nell'est Europa e la terza via verso un mondo migliore nel resto del mondo. Un paese che tanto aveva dato in termini di storia e cultura e che poco aveva ricevuto dal resto mondo. E venne la guerra, dicevamo, ma il ponte era sempre lì, simbolo di ció che era stata la Jugoslavia! Ma si sa ed è noto che al governo Milosevic, tutto quello che riguardava il vecchio, il passato non piaceva e poi un ponte dedicato al croato Jozef Broz in Serbia, nella nuova Serbia indipendente, era un pugno nell'occhio e allora fu ribattezzato, non senza polemiche, ponte "Duga", ponte "Arcobaleno" . Ma i Balcani, sono zone calde che producono molta più storia di quella che riescono a digerire, così come soleva dire Winston Churchill, e quindi un semplice ponte, come quello di cui parliamo, sembra avere un anima e non una ma mille e più storie diverse... e così venne un altra guerra, quella del Kosovo, la seconda guerra dei Balcani, ed il ponte era sempre lì anche sotto i bombardamenti NATO non voleva saperne di venire giù! Sembrava il simbolo dell'orgoglio di un popolo che pagava colpe non sue! Le bombe cadevano su Novi Sad, sul Danubio agitando le sue acque, facendo ruggire al fiume la sua rabbia e il suo disappunto, ma il ponte era sempre lì indistruttibile come l'orgoglio serbo, simbolo di un paese martoriato ma vivo! Ci misero due settimane le bombe "intelligenti" della NATO a buttarlo giù ma non riuscirono a distruggere la sua anima, (quella era impossibile da distruggere) anzi non lo abbatterono fu il ponte a sacrificarsi, perchè lì, vicino a lui, vivevano famiglie che ogni volta che cadevano le bombe "intelligenti" temevano per la loro vita e per le loro case, le grida dei bambini impauriti erano strazianti e il ponte le sentì, le avvertì chiare così come avvertì le preghiere di chi gli chiedeva di sacrificarsi per loro, e decise di farlo, si sacrificó per la sua gente e si fece buttare giù! Dopo la guerra il ponte venne ricostruito ed oggi è ancora lì sulle acque placide ed azzurre del Danubio a regolare il flusso di traffico della città. È ancora lì in silenzio a ricordarci ció che è stato ma se all'alba o al tramonto guardi le ombre del ponte sul fiume ti sembra di scorgerne un sorriso... e il sorriso della speranza che non ha mai abbandonato il ponte, il Danubio, Novi Sad, La Vojvodina, la Serbia e la Jugoslavia intera.

mercoledì 2 settembre 2020

In memoria di Stevo Spasojevic







Tratto da Serbe de France


Il 1° settembre è il giorno in cui gli alunni dell'ex Iugoslavia, delle elementari e del liceo, si preparano per il rientro scolastico, periodo in cui i genitori comprano nuovi libri e forniture ai figli, nonché nuovi vestiti... Questa giornata suscita sentimenti contrastanti nei bambini. Da un lato, sono tristi per via della fine delle vacanze e dall'altro sono felici di rivedere i loro compagni di classe...
A Zvornik questa data è legata esclusivamente al dolore, perché quel giorno, nel 1992, 28 anni fa, le forze musulmane hanno condotto il più grande attacco contro Rastošnica e i villaggi circostanti di Zvornik, assassinando di più di 40 civili serbi...
Il giorno prima, il 31 agosto 1992, la vita di Stevo Spasojevic, un bambino serbo di 12 anni, è stata crudelmente interrotta. A quel tempo Stevo si preparava anche per la scuola e l'inizio delle lezioni, che però si tenevano in quel periodo in riparo e in circostanze notevolmente modificate, poiché la città e i villaggi circostanti erano esposti ai bombardamenti e ai colpi dei cecchini giorno e notte.. Stevo non vedeva l'ora di rivedere i suoi amici e iniziare la scuola.
Purtroppo questo 1 settembre non è mai arrivato per lui. Invece della campana della scuola, la campana della chiesa ha suonato. La sua infanzia spensierata è stata interrotta dalla crudeltà di un cecchino bosniaco. Fu vigliaccamente assassinato nel suo villaggio di Milčevići vicino Zvornik.
I soldati bosniaci hanno ucciso nella zona Zvornik molti serbi, principalmente civili, di cui 21 erano bambini. La vittima più giovane su Zvornik è stata Aleksandar Djordjic, solo di un anno e mezzo, mentre la vittima più anziana era Mihajlo Pantic, 93 anni...
Pace alle loro anime, inferno per i loro carnefici!




giovedì 20 agosto 2020

Ruggero Giuseppe Boscovich

 Questo articolo si trova anche qui


Dedicato al nostro serbofobico major 




Bè.. visto che gli albanesi dicono che Nikola Tesla è albanese, anche i croati possono dire che Boskovic è croato. La storia si tramuta in opinioni .. alle volte, ma... indovinate un po'? E' sepolto in una chiesa ortodossa!!! Penso che da lassù parli chiaramente

Persone poco intelligenti hanno definito Boskovic' eterno simbolo della Croazia, cioè uno stato che nascerà solo 200 anni dopo la sua morte. Dei veri geni!!!!  Anche Italo Calvino è italiano, ma è nato a Santiago de Las Vegas de La Habana per non parlare di tutti gli italiani nati in Libia . Ungaretti nato al Cairo dovrebbe essere egiziano? E Ugo Foscolo era greco? Si puo' dire che la Serbia ha dato 18 imperatori all'Impero romano?

Come dice giustamente Urban File La voce della città in data 3 gennaio 2017, lo scopo dei donatori non era quello di rendere omaggio al grande raguseo, ma il tentativo di avvalorare la tesi della croaticità dello scienziato, fenomeno appropriativo ancora molto abusato dai croati con molti personaggi famosi tipo Marco Polo (Marko Polo) Giorgio Orsini (Jurai Matejev Dalmatinac) Francesco Patrizi (Frane Petric') Giovanni Francesco Biondi (Franjo Biundovic') etc...

Chi ha avvisato l’ANSA il 13/02/2017 dicendo che Boskovic era croato ha detto il falso . Impossessarsi delle culture precedenti perchè hai conquistato quel territorio non ha nessun senso, altrimenti anche tutta la cultura degli Illiri diventerebbe croata. L’unica cosa corretta da dire è quella scritta sulla statua. Nato a Ragusa attuale Croazia . A Dubrovnik al massimo son croati dopo il 1920 e nemmeno, non certo dagli Illiri. A Dubrovnik nascono i croati da quando è Croazia, non prima. Non si puo’ cambiare nazionalità a tutti quelli nati 200 anni prima. Che ignoranza certa gente!!!


I Boskovics erano una nobile famiglia serba la cui origine era dell'Erzegovina orientale - Orahov Do vicino a Trebinje. Da questa zona, alla fine del XVIII secolo, Nikola Bošković si trasferì a Dubrovnik per commerciare. Durante il commercio, Nikola Bošković era anche interessato alla storia dei serbi, così è stata scritta la sua opera Relazione dei Monasaterij della Provincia di Rassia.

Ci sono due personalità importanti nella famiglia Boskovic: Bozo Boskovic e Rudjer Boskovic. Božo Bošković era un rispettabile e ricco commerciante. Ha lasciato 10.000 fiorini al comune di Dubrovnik per l'istruzione dei bambini abbandonati "indipendentemente dalla religione". 

Nella famiglia spicca Ruđer Bošković, matematico, fisico, astronomo, diplomatico e poeta di fama mondiale.

Quando i Bošković ottennero davvero la nobiltà, non è stato determinato esattamente, molto probabilmente l'hanno ottenuta come Pokrajčić nel 1595, e anche prima, e che su questa base la famiglia Bošković ha ricevuto la nobiltà e lo stemma il 15 aprile 1718. Non è noto a quale Boskovic si riferiscano queste informazioni e se si riferiscano a questa famiglia Boskovic.

Un ramo della famiglia Boskovic, si diresse a nord, attraverso Valjevo fino a Srem, dove spicca Jovan Boskovic filologo, professore, redattore di Matica Srpska e ministro dell'Istruzione nel governo di Jovan Avakumović.

 


Boscovich, Ruggero Giuseppe

Che fine ha fatto la statua di Ruđer Bošković? (si consiglia di leggere i commenti a fondo pagina)


Figlio di padre serbo

Ultimamente si è materializzata anche la statua

Finalmente inaugurata la statua di Ruđer Bošković (si consiglia di leggere i commenti a fondo pagina)

Srbin katolik, čemu?














A seguire i motivi per cui oggi Boskovic' non vorrebbe essere certo considerato croato























Uno dei motivi che spingerà all’insurrezione serba contro il secessionismo di Zagabria degli anni ’90 sarà anche la fine di questa politica nazionale sul territorio croato. La costituzione croata d’epoca jugoslava, infatti, definiva fin dal primo articolo che “la Repubblica Socialista di Croazia è lo stato nazionale del popolo croato, lo stato dei serbi di Croazia e lo stato delle nazionalità che in essa vivono.” Dal ’91 in poi, questa disposizione verrà eliminata, relegando i serbi di Croazia allo status di minoranza e non più di popolo costituente. East journal 15/10/2015

Le violenze in Croazia sono documentate da moltissimi rapporti mai smentiti che risalgono a metà 2018, a cominciare da quello di Amnesty International. La Croazia è una “democrazia fragile” (ha problemi interni con la propria polizia, esce da una guerra sanguinosa con numerosi criminali di guerra, impuniti), ha al suo interno un diffuso razzismo, ma ha anche probabilmente ricevuto indicazioni sul “lavoro sporco” da fare e, attraverso delle bande consistenti, lo sta facendo. Gianfranco Schiavone. Il disastro della rotta balcanica. 19/12/2020







La cosa gravissima è che i croati negli anni '90 hanno distrutto molti libri tramandandoci solo una parte della storia 




Tanto impegno, tanto denaro, ma a scrivere "croato" non ci sono riusciti nemmeno con tutto l'oro del mondo. Però dicono a tutti i giornali che Boscovich è croato e il gioco è fatto. C'erano riusciti anche a Troia con un certo cavallo 

















Anche Antonio Ballarin fa notare il padre serbo e, nonsotante i croati correggano Wikipedia come loro solito, non riescono a correggere i testi seri come l'anciclopedia Treccani. Noi comunque, conoscendoli molto bene, ci siamo salvati tutte le pagine.







Quel famoso nazionalismo croato che ha distrutto la Jugo e che conosciamo molto molto bene... 








La voce del popolo - giovedì 7 aprile 2016