NOVI SAD- Oggi, si parla molto della tragedia del ponte Morandi a Genova,
cosa è successo, cosa è stato o non è stato fatto, le colpe, le non colpe, i
drammi, le lacrime e le storie di chi è sopravvissuto, ma io oggi voglio raccontare
la storia di un altro ponte: il ponte "Maresciallo Tito" , oggi ponte
Duga (arcobaleno) a Novi Sad la nel cuore della Vojvodina, in quella terra
serba straziata dalla guerra del Kosovo, dai bombardamenti NATO e da dieci anni
di sanzioni assurde. Se dal centro di Novi Sad si scende da Bulevar Mihaila
Pupina una delle vie centrali del capoluogo della Vojvodina irta di negozi,
supermercati e passanti spesso frettolosi ben presto ci si imbatte nel Danubio,
quello stesso Danubio che attraversa mezza Europa, il quale, in queste zone,
per troppo tempo si è macchiato del sangue rosso di innocenti. È un fiume
placido di una bellezza austera che da sempre fa da cornice a Novi Sad,
"Giardino Nuovo" la città più bella del mondo dicono i suoi abitanti,
sicuramente la più cosmopolita della Serbia grazie alle sue università che ne
fanno anche una città crocevia di culture diverse ma che qui convivono. La sul
bel Danubio blu, si trova il ponte, un tempo dedicato al Maresciallo Tito, un
ponte austero che collega le due sponde della città proseguendo poi in quella
che, ai tempi della Repubblica Federata di Jugoslavia, era Ulica (via) Marsal
Tito. Il ponte, i cui pilastri spuntano dalle acque del fiume quasi come
obelischi egiziani nel deserto, fu costruito all'epoca della Jugoslavia
socialista per volere di Tito ed a lui fu dedicato. Una costruzione su cui si
discusse a lungo... il ponte era mal costruito, si diceva, e sarebbe presto
crollato! Ma mentre queste maldicenze venivano sussurrate a mezza voce per non
irritare il governo ed i suoi funzionari, il ponte era sempre lì a reggere il
traffico cittadino e a regalare vita, commercio e sogni insieme al Danubio che
scorreva sotto di lui. Venne la guerra, la prima guerra dei Balcani, quella del
disfacimento di quel paese che si chiamava Jugoslavia e che con il suo
socialismo strano e diverso rappresentava il diverso nell'est Europa e la terza
via verso un mondo migliore nel resto del mondo. Un paese che tanto aveva dato
in termini di storia e cultura e che poco aveva ricevuto dal resto mondo. E
venne la guerra, dicevamo, ma il ponte era sempre lì, simbolo di ció che era
stata la Jugoslavia! Ma si sa ed è noto che al governo Milosevic, tutto quello
che riguardava il vecchio, il passato non piaceva e poi un ponte dedicato al
croato Jozef Broz in Serbia, nella nuova Serbia indipendente, era un pugno
nell'occhio e allora fu ribattezzato, non senza polemiche, ponte
"Duga", ponte "Arcobaleno" . Ma i Balcani, sono zone calde
che producono molta più storia di quella che riescono a digerire, così come
soleva dire Winston Churchill, e quindi un semplice ponte, come quello di cui
parliamo, sembra avere un anima e non una ma mille e più storie diverse... e
così venne un altra guerra, quella del Kosovo, la seconda guerra dei Balcani,
ed il ponte era sempre lì anche sotto i bombardamenti NATO non voleva saperne
di venire giù! Sembrava il simbolo dell'orgoglio di un popolo che pagava colpe
non sue! Le bombe cadevano su Novi Sad, sul Danubio agitando le sue acque, facendo
ruggire al fiume la sua rabbia e il suo disappunto, ma il ponte era sempre lì
indistruttibile come l'orgoglio serbo, simbolo di un paese martoriato ma vivo!
Ci misero due settimane le bombe "intelligenti" della NATO a buttarlo
giù ma non riuscirono a distruggere la sua anima, (quella era impossibile da
distruggere) anzi non lo abbatterono fu il ponte a sacrificarsi, perchè lì,
vicino a lui, vivevano famiglie che ogni volta che cadevano le bombe
"intelligenti" temevano per la loro vita e per le loro case, le grida
dei bambini impauriti erano strazianti e il ponte le sentì, le avvertì chiare
così come avvertì le preghiere di chi gli chiedeva di sacrificarsi per loro, e
decise di farlo, si sacrificó per la sua gente e si fece buttare giù! Dopo la
guerra il ponte venne ricostruito ed oggi è ancora lì sulle acque placide ed
azzurre del Danubio a regolare il flusso di traffico della città. È ancora lì
in silenzio a ricordarci ció che è stato ma se all'alba o al tramonto guardi le
ombre del ponte sul fiume ti sembra di scorgerne un sorriso... e il sorriso
della speranza che non ha mai abbandonato il ponte, il Danubio, Novi Sad, La
Vojvodina, la Serbia e la Jugoslavia intera.
Il caffè delle diaspore
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venerdì 4 settembre 2020
martedì 7 aprile 2020
Bombe umanitarie del cavolo
24 marzo 1999 iniziano le operazioni aeree contro la Serbia:
5 aprile, una bomba da 250 kg cade in un'area abitata, 17 morti;
12 aprile, un ponte viene bombardato mentre vi transita un treno, 55 morti;
14 aprile, circa 75 civili kosovari vengono uccisi per errore da aerei NATO;
23 aprile, alcuni missili colpiscono la torre della televisione pubblica serba, causando 16 morti
30 aprile, il bombardamento del ponte della piccola città di Murino, in Montenegro, causa la morte di 6 persone, di cui 3 bambini, e 8 feriti
1º maggio, 47 civili vengono uccisi nel loro bus centrato mentre attraversava un ponte sotto bombardamento, questo è il secondo incidente di questo tipo;
7 maggio, un errore durante un bombardamento nelle vicinanze di Nis (nel sud) causa la morte di 15 uomini e circa 70 feriti;
8 maggio, l'ambasciata cinese a Belgrado viene colpita per un probabile errore di intelligence causando 3 morti ed un forte attrito internazionale;
13 maggio circa 60 morti ed 80 feriti causati dalla NATO contro un villaggio kosovaro, Korisa; la NATO accusa i serbi di aver usato i civili come scudi umani;
21 maggio, circa 100 carcerati muoiono durante il bombardamento di un carcere a Pristina;
22 maggio, 7 guerriglieri dell'UCK rimangono uccisi per un errore della NATO, altri 15 feriti;
30 maggio, durante un bombardamento di un ponte autostradale, rimangono uccise 11 persone che lo stavano attraversando;
31 maggio, altri due gravi errori da parte degli aerei NATO:
5 aprile, una bomba da 250 kg cade in un'area abitata, 17 morti;
12 aprile, un ponte viene bombardato mentre vi transita un treno, 55 morti;
14 aprile, circa 75 civili kosovari vengono uccisi per errore da aerei NATO;
23 aprile, alcuni missili colpiscono la torre della televisione pubblica serba, causando 16 morti
30 aprile, il bombardamento del ponte della piccola città di Murino, in Montenegro, causa la morte di 6 persone, di cui 3 bambini, e 8 feriti
1º maggio, 47 civili vengono uccisi nel loro bus centrato mentre attraversava un ponte sotto bombardamento, questo è il secondo incidente di questo tipo;
7 maggio, un errore durante un bombardamento nelle vicinanze di Nis (nel sud) causa la morte di 15 uomini e circa 70 feriti;
8 maggio, l'ambasciata cinese a Belgrado viene colpita per un probabile errore di intelligence causando 3 morti ed un forte attrito internazionale;
13 maggio circa 60 morti ed 80 feriti causati dalla NATO contro un villaggio kosovaro, Korisa; la NATO accusa i serbi di aver usato i civili come scudi umani;
21 maggio, circa 100 carcerati muoiono durante il bombardamento di un carcere a Pristina;
22 maggio, 7 guerriglieri dell'UCK rimangono uccisi per un errore della NATO, altri 15 feriti;
30 maggio, durante un bombardamento di un ponte autostradale, rimangono uccise 11 persone che lo stavano attraversando;
31 maggio, altri due gravi errori da parte degli aerei NATO:
- 20 persone rimangono uccise in un ospedale a Surdulica, nel sud; la NATO nega ogni responsabilità;
- una bomba colpisce il villaggio di Novi Pazar, causando 23 morti;
lunedì 23 marzo 2020
21 anni dal bombardamento NATO
La cosa sconvolgente è che la NATO è candidata al Premio Nobel per la pace
24 marzo 1999 -Alle 19,45 ora locale, la Nato annuncia l’inizio dei bombardamenti su tutto il territorio della Federazione jugoslava: Serbia, Montenegro, Voivodjna, Kosovo. Il Consiglio di Sicurezza non è interpellato prima del via agli attacchi e non ha avallato l’uso delle armi contro la Jugoslavia. Secondo il diritto internazionale, un attacco contro uno Stato sovrano senza l’autorizzazione del Consiglio di Sicurezza è da considerarsi un’aggressione, ma alle 20,04 cadono le prime bombe.
Nessuno dei Paesi della Nato ha dichiarato guerra alla Jugoslavia né questa lo ha fatto contro gli Stati dell’Alleanza Atlantica. Impiegati oltre 400 aerei, in arrivo tre portaerei e altre 25 unità navali. Scopo del primo attacco è neutralizzare le difese aeree, i sistemi radar, le postazioni contraeree e le centrali di comunicazioni, aprendo la strada ai cacciabombardieri. Colpite Priština, Belgrado, Novi Sad. A poca distanza di tempo colpiti l’aeroporto di Priština-Slatina, quello di Belgrado-Surčin e quello di Podgorica-Golubovci. Nella prima ondata della Determinated Force anche due superbombardieri B-2, mai usati prima in combattimento.
Dall’aspetto di neri boomerang, sono praticamente invisibili ai radar, valgono oltre 2 miliardi di dollari l’uno. I B-2 sganciano bombe da 900 chili a guida satellitare, capaci di devastare strutture robustissime, come i posti di comando sotterranei. I cacciabombardieri decollano dalle basi in Italia; le navi nell’Adriatico e i B-52 lanciano missili Tomahawk. Bruno Maran, Dalla Jugoslavia alle repubbliche indipendenti
Da se ne zaboravi !
Aggressione NATO in Balkan crew
Why? - Pandora tv
Un pensiero di Milica Marinkovic'
Il bombardamento su Belgrado. La verità su quell’attacco
I crimini di USA e Nato spiegati in 14 minuti
Težina lanaca 3 (2019)
Bombardamenti Belgrado - SERBIA (1999)
Le cifre di massacri e distruzioni compiuti in 78 giorni di guerra
Bologna 6.4.2019: Bombe su Belgrado, vent'anni dopo
Bologna 6.4.2019: Bombe su Belgrado, vent'anni dopo – SECONDA PARTE
All'origine delle guerre umanitarie
Target
Bombe umanitarie del cavolo
20 anni fa la guerra "umanitaria" della Nato
giovedì 18 luglio 2019
Dejan e Fatmir
Questa storia è, in teoria, inventata, ma in realtà è tutta vera poichè è presa da esperienze vissute
Dejan è nell’angolo del bar con due enormi panini e una
birra. E’ in Italia per lavoro e conosce bene l’italiano nonostante sia serbo e
sia venuto in Italia solo per lavoro. Con lui è seduto il suo inseparabile
amico albanese Fatmir.
Improvvisamente il bar si anima, c’è un certo caos dovuto
all’ingresso di 5 albanesi ubriachi che chiedono dei toast e del vino. Il
barista da loro cio’ che hanno chiesto nella speranza che se ne vadano presto.
Loro consumano il tutto tra urla e canzonette albanesi. Dejan è angosciato e
pensa ai suoi amici serbi che vivono nelle enclavi kosovare, veri lager a cielo
aperto.
E’ arrivata l’ora di pagare e i 5 albanesi si controllano
nei portafogli e nelle tasche, ma non hanno nemmeno la metà dei soldi necessari.
Il barista si arrabbia e minaccia di chiamare la polizia. Dejan non ci pensa un
secondo e paga il conto. A quel punto uno dei 5 albanesi lo riconosce e gli
dice: “Io ti conosco, tu eri in Kosovo e hai salvato la mia famiglia dai
reparti speciali e ora mi hai salvato ancora!”
Per Dejan è una scossa elettrica e ricorda degli episodi
della guerra che puntualmente lo rincorrono notte e giorno.
Improvvisamente la sua mente è a Belgrado, nella caserma
centrale, quella più esposta alle bombe NATO.
E’ la primavera del 1999 e Dejan è caporale. Dorme seduto e beve nelle pozzanghere d’acqua piovana. Per 78 giorni e 78 notti ha la stessa divisa e come unico scopo quello di salvarsi la vita.
E’ la primavera del 1999 e Dejan è caporale. Dorme seduto e beve nelle pozzanghere d’acqua piovana. Per 78 giorni e 78 notti ha la stessa divisa e come unico scopo quello di salvarsi la vita.
Un giorno il suo superiore lo chiama e gli dice : “Prendi 4
dei tuoi uomini e vai a presidiare il ponte”. Per Dejan è un sollievo
allontanarsi dalla caserma che è obiettivo militare. Il ponte è sempre pieno di
persone e gli aerei NATO volano radenti per spaventare la gente, ma non sparano
e non sganciano bombe.
Dejan prende la camionetta e 4 dei suoi compagni più cari,
perché vuole portare anche loro lontano dalla caserma. La camionetta parte e
arriva al cancello. A quel punto il piantone dice a Dejan che deve nominare un
capitano e tornare in caserma che c’è un altro lavoro per lui. Dejan quasi
scoppia a piangere, non vuole rimanere in caserma. Ma il piantone gli urla di
obbedire e Dejan parla col suo amico Marko e gli dice di assumere il comando e
di andare al ponte.
La camionetta parte e Dejan la vede uscire dal cancello, si
volta e torna a piedi in caserma. Dopo pochi passi si sente un boato e Dejan
viene sbattuto a terra a 4 metri da dove si trovava. Subito pensa a una bomba,
gli esce sangue da un orecchio, guarda il cancello e inizia a piangere. La
bomba ha preso in pieno la camionetta e i suoi amici sono a pezzi.
Quella stessa sera sarà costretto a raccogliere i suoi amici
e a metterli in sacchi neri dell’immondizia.
Intanto anche la mente di Fatmir
va al passato. Fatmir
studia all’Accademia militare e lavora in polizia in Albania. Gli stipendi sono molto bassi e un giorno riesce ad avere un
visto turistico per venire in Italia.Il giorno dopo il suo arrivo Fatmir già lavora in una azienda
agricola come contadino.Scaduti i 15 giorni di permesso, Fatmir non sa che fare.Tornare al suo paese e continuare a lavorare in polizia o
diventare illegale e quindi “criminale”?Fatmir decide di rimanere in Italia.Fa tanti lavori in nero e malpagati. Rimpiange il suo posto di
poliziotto a Scutari, ma ormai è tardi per tornare.Così fa quello che fanno tutte le persone disperate: si compra
una falsa identità.Ironia della sorte il passaporto falso era di un serbo e da quel
momento Fatmir non è più Fatmir, ma Milan.Con una falsa identità Milan trova lavoro facilmente e per 5
anni lavora in una pizzeria al taglio.Lavora talmente tanto che inizia a mettere su una pizzeria per
conto suo, poi una seconda e poi una terza. Tutte attività che vanno a gonfie
vele! Nel giro di 5 anni apre 10 pizzerie, poi un ristorante e poi un bar sulla
piazza principale di Udine.Tutte le attività vanno alla grande, ma Milan tratta i suoi 100
dipendenti come collaboratori e non come era stato trattato lui. Nessuno lavora
in nero, sono tutti regolari.Ad un certo punto Milan rivuole la sua identità. In una
sanatoria si presenta in questura come Fatmir.Al processo Fatmir chiede al giudice: – Ma è possibile
condannare una persona che si è autodenunciata? La giudice gli dice di
avvicinarsi e gli sussurra: – Non ti immagini nemmeno quanto mi dispiaccia
condannarti.Fatmir è dinuovo Fatmir, condannato dalla giustizia italiana, ma
re di un grosso impero: “Mondo pizza” che in Friuli è una piccola Mc.Donald.I giornali friulani riportano tutto a caratteri cubitali: “Il re
della pizza arriva dall’Albania!” (il Messaggero) e “Stacanovista da record”
(il Friuli).La notizia rimbalza anche sui giornali albanesi.Fatmir riceve attestati di benemerenza dal comune di Udine,
dalla provincia di Udine e dalla Regione Friuli Venezia Giulia.Ora è li, nel bar con i suoi connazionali che non possono pagare
e il suo migliore amico serbo che li vuole aiutare e pensa che la vita è una
storia meravigliosa
giovedì 23 maggio 2019
Bombe su Belgrado vent’anni dopo
E' disponibile il libro di Andrea Catone e Andrea Martocchia dedicato alle guerre umanitarie NATO
Bombe su Belgrado vent’anni dopo
sabato 16 marzo 2019
24 marzo 1999, la vergogna della NATO
Sono passati 20 anni dai bombardamenti NATO sulla Serbia e fioccano le serate su questo tema e gli articoli.
Ve ne proponiamo alcuni
Il bombardamento della Jugoslavia
Remo contro, la virtù del dubbio
Il bombardamento su Belgrado. La verità su quell’attacco
Il cielo sopra Belgrado. Il Manifesto
Fu un genocidio
La guerra umanitaria
Un articolo di Alberto Tarozzi
Contropiano
24 marzo '99. Jugoslavia
Noi non dimentichiamo nulla
La Nato ritiene giusto il bombardamento
Bombe su Belgrado 20 anni dopo . Bologna
Il cielo sopra Belgrado . Milano
20 anni fa la guerra "umanitaria" della Nato
Serbia, la memoria, 20 anni dopo le bombe NATO. Conferenza commemorativa a Roma. 25 marzo ore 15.00, "Sala consiliare municipio". Intervengono Alessandro Di Meo e Slobodanka Ciric'
La Jugoslavia di ieri, le rovine di oggi. Incontro presso la Casa rossa, Via Monte Lungo 2 a Milano, 30 marzo ore 18. Interviene Fulvio Grimaldi
Bombe su Belgrado 20 anni dopo. 10 aprile ore 21,00 presso Spazio Ligera, Via Padova 133 Milano. Conduce Andrea Martocchia di CNJ
Bari 3 aprile 2019 | Bombe su Belgrado: 20 anni dopo
Serbia: Belgrado ricorda il ventesimo anniversario dei bombardamenti
Intervista di Enrico Vigna a ZIVADIN JOVANOVIC
Da contro blog di Fulvio Grimaldi
Il massacro di Racak
In Kosovo statua all’americano dell’inganno di Racak
Le "vittime" di Racak non erano civili e non sono state giustiziate
Serbi da morire
24 marzo 1999 in Balkan crew
24 marzo 1999 la nato bombarda la Jugoslavia
Ennio Remondino
DIEGO FUSARO da Belgrado
Scuole, ospedali e civili bombardati
Spiccioli sui Balcani 6 missioni di Tornado con bombe umanitarie
Perché la NATO non ha condotto un’operazione terrestre contro la Jugoslavia?
Un reportage di CNJ
Good morning Pančevo
La guerra infinita di Riccardo Iacona
Serbia, una terra avvelenata
NATO bombardovanje Srbije
Oj kosovo kosovo
Nas kosovo
Nemanja Nikolic - Vidovdan
Gordana Goca Lazarevic Vidovdan
Dal blog di Marco Barone
giovedì 18 maggio 2017
ORO DENTRO
E dire che c'è ancora chi nega il numero infinito di tumori provocati dalle bombe umanitarie NATO
Oro dentro. Un archeologo in trincea: Bosnia, Albania, Kosovo, Medio Oriente
domenica 5 febbraio 2017
Che meraviglia le bombe umanitarie!
E' una cosa commovente come le guerre umanitarie ti tengono compagnia tutta la vita e quando muori si prodigano per i tuoi figli e per i figli dei tuoi figli....
La Serbia al primo posto in Europa per il tasso di mortalità per cancro
La guerra umanitaria NATO
mercoledì 17 agosto 2016
Biden Offers Condolences for Victims of NATO Bombing
C'è qualcosa che non va.. lo diceva anche Adriano Celentano
Adriano Celentano - C'e' Qualcosa Che Non Va
Biden Offers Condolences for Victims of NATO Bombing
24 MARZO 1999 - AGGRESSIONE NATO CONTRO LA RF DI JUGOSLAVIA
Questi morti sono talmente importanti che quest'anno, in tutti i forum in italiano, solo Giorgio Fruscione di East journal, li ha ricordati (con 5 giorni di ritardo)
SERBIA: A diciassette anni dalle bombe su Belgrado di Giorgio Fruscione, pubblicato su East journal il 29 marzo 2016
Bombing of Serbia/Bombardovanje Srbije 1999
Il bombardamento su Belgrado. La verità su quell’attacco
lunedì 8 agosto 2016
Driton Kuka
Driton Kuba è stato un grande campione jugoslavo e ha vinto tante medaglie, ma poi sono arrivate le guerre che hanno dissolto la Jugoslavia e il Kosovo è stato terra di nessuno per molto tempo, con i militari europei e soprattutto quelli italiani che cercavano di salvare il patrimonio culturale non ancora distrutto.
In particolare il monastero di Decani se è ancora in piedi è proprio grazie ai militari italiani
Nel 2008 il Kosovo, provincia autonoma della Serbia, si è auto proclamato indipendente e circa la metà dei paesi mondiali hanno riconosciuto l'indipendenza, ma rimane un grosso dissenso internazionale
Quest'anno il Kosovo, ex provincia serba, partecipa alle olimpiadi di Rio, ma non è la prima volta che crea discussioni. Già nel 2008 il nuotatore serbo Milorad Cavic era stato punito per aver indossato una maglietta con la scritta "Kosovo è Serbia"
Noi facciamo grandi complimenti a Driton Kuka poichè ci sembra un uomo di pace, nato in tempo di pace, ovvero quel periodo jugoslavo che ha dato serenità ai Balcani
Anche Majlinda Kelmendi , la prima atleta che ha vinto una medaglia per il Kosovo, è nata a Pec' quando Pec' era Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia, ha iniziato ad allenarsi nel '99 proprio l'anno delle bombe NATO e ha gareggiato con l'Albania alle precedenti olimpiadi
Certo nel complimentarci con questi atleti non possiamo non ricordare la tragica situazione dei serbi confinati nelle enclavi kosovare, veri lager a cielo aperto e ci auguriamo che i riflettori puntati su questa zona non dimentichino i serbi, i croati, i rom e i gorani cacciati da queste terre
Dieci Paesi che non esistono (o quasi)
Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia
Un grande monastero della chiesa serba in Kosovo
Uranio impoverito è il dossier che Osservatorio Balcani ha dedicato al grande problema della guerra umanitaria in Kosovo
Archivio storico sul Kosovo di Osservatorio Balcani e Caucaso
Driton Kuka
mercoledì 13 luglio 2016
Solidarietà totale a Mirjana Rakić
Sarà che il cognome Rakic' ci ricorda la piccola Milica Rakic uccisa a soli tre anni dalle bombe umanitarie NATO, sarà che l'Europa è gravemente preoccupata della situazione in Croazia, sarà che i serbi di Krajina sono stati cacciati se non uccisi nella operazione Tempesta, ma ci viene da dire a Mirijana Rakic': FORZA NON E' SOLA !
Media e politica in Croazia secondo Mirjana Rakić
Croazia: diffamata, Mirjana Rakić contrattacca
La destra croata preoccupa l’UE
Svolta nera in Croazia
Fiume un'altra guerra
Croazia, la zavorra del passato ustascia
Oluja, la Tempesta che divide la Croazia
Si suicida il pilota NATO che uccise Milica Rakic'
“Hrvatska je kriva za rat jer smo smanjili prava Srbima!”
Link tratti da Osservatorio Balcani e Caucaso
sabato 9 luglio 2016
LE BOMBE "INTELLIGENTI" DI GRDELICA
12 aprile 1999 la strage del treno nella gola di Grdelica
Grdelica train bombing
Missili Nato sul treno passeggeri
Nato Bombing on Grdelica Bridge - first strike
Godišnjica NATO napada na voz u Grdeličkoj klisuri
giovedì 24 marzo 2016
Divide et impera
Oggi alcuni balcanofili si sono ritrovati per commemorare le vittime dell' aggressione Nato alla RF di Jugoslavia nel 1999. La cosa che ci ha lasciato attoniti è che quasi nessun network ne ha parlato, mentre spazi enormi sono stati dati alle sentenze del Tribunale penale dell'Aja creando ancora più odio, poichè solo la guerra fra poveri non fa guardare ai problemi veri e a chi li crea.
Dato che la Serbia è il secondo paese più povero d'Europa, molte associazioni e tra queste "SOS Jugo" hanno portato e continuano a portare aiuti umanitari in Serbia e in Kosovo. Per questa opera si ringraziano semplici cittadini e non certo il popolo italiano, come qualcuno ha osato dire, dato che il popolo portava i bambini ad Aviano a vedere partire gli aerei che uccidevano altri bambini come ad esempio Milica Rakic' . Prima degli anni '90 alla Zastava di kragujevac si contavano 34 etnie (scusate la parola molto brutta) e in kosovo esistevano 17 minoranze riconosciute. Dopo la guerra umanitaria NATO siamo al punto che l'occidente ha comprato per due soldi le fabbriche in Serbia per poi farle fallire e chiuderle e in Kosovo c'è solo più una etnia e il 3% dei serbi che non è ancora morto di stenti vive nelle enclavi circondate dal filo spinato. la Jugo è stata aggredita senza una delibera delle Nazioni unite al punto che alcuni serbi in Italia chiedevano se era necessario andare in Serbia a prendere i bambini, ma no.. le istituzioni rispondevano che senza delibera delle Nazioni unite non si sarebbe potuto bombardare. Uranio impoverito e bombe a grappolo sono state il regalo di questa aggressione e anche i militari italiani presenti in Kosovo sono esposti al rischio radiazioni. Dobbiamo comunque a loro la vita di Decani e di altri luoghi molto minacciati anche negli ultimi giorni.
Aggressione Nato alla RF di Jugoslavia
Divide et impera
Why ? Pandora tv
Un articolo di Rodolfo Toè sul Tpi
venerdì 25 dicembre 2015
STORIA DEL TORNEO "CANESTRI SENZA RETI"
Tutto nacque nel non molto lontano 1999 ad Ivrea, quando alcuni eporediesi si misero in viaggio per la martoriata Serbia per portare un po' di aiuto alle popolazioni che da 78 giorni vivevano sotto le bombe umanitarie NATO.
Nella città di Kragujevac il gruppo incontrò i ragazzi dell'orfanotrofio. Lo shock fu grande. Non c'era nulla, scarseggiavano sia il cibo che l'acqua e i ragazzi avevano un grande desiderio: "giocare con dei ragazzi italiani".
Il gruppo eporediese rimase senza parole e pensare che era proprio dall'Italia che partivano gli aerei che andavano a bombardare in Serbia, ma loro non avevano nemmeno una parola contro di noi.
Al ritorno ad Ivrea ci si organizza subito. Vengono contattati i ragazzi dell'associazione sportiva "Lettera 22" e .. senza nemmeno crederci davvero.. si parte per una avventura che si è dimostrata tra le più fantastiche al mondo !
Il successo è immediato. Arrivano ragazzi dalla Serbia, dalla Macedonia, dalla Bosnia, dalla Croazia, dalla Russia, dalla Spagna e da ogni parte d'Italia.
I ragazzi della Lettera 22 sono a dir poco superbi nell'accoglienza e i ragazzi croati, bosniaci e serbi si adorano e giocano assieme tra una partita e l'altra.
Un autobus parte da Kragujevac, passa a prendere i ragazzi di Cacak e poi vanno a prendere i ragazzi di Tuzla.
Le strutture alberghiere si riempiono subito e così le famiglie eporediesi si offrono di ospitare in casa propria i ragazzi stranieri. E' un successo e nascono delle amicizie che non finiranno mai.
La partecipazione croata da una sorpresa. A Ivrea ha giocato Dario Saric' e sembra che abbia tutta la classe del grande Drazen Petrovic.
A giugno 2015 il torneo "Canestri senza reti" prende il premio "Campione per la vita".
Tutto si svolge dal 26 al 30 Dicembre ed è seguibile sulla pagina Face book, sul profilo Twitter, nel forum di Basket cafè e da alcuni anni "Tic web" trasmette le finali.
Sul nuovo sito della Lettera 22 c'è una sezione riguardante il torneo
Un grande grazie a tutti e vale la frase scritta su fb: "Canestri senza reti è una tra le cose più belle della vita"
Nella foto vedete la squadra della Stella Rossa di Belgrado che ha vinto lo scorsa edizione
lettera-22.com
lettera-22.com/category/canestri-senza-reti
facebook.com/CanestriSenzaReti
twitter.com/lettera22ivrea
domenica 3 maggio 2015
GIORNATA MONDIALE PER LA LIBERTA' DI STAMPA
domenica 22 marzo 2015
Per non dimenticare il 24 Marzo 1999
La tristezza di questo giorno è amplificata dal fatto che leggi di persone euforiche nel vedere donne e bambini morti. Anche per ricordare i massacri della Krajina fanno festa.. che squallidume !
BELGRADO…..L'ANIMA DEL
DOPOGUERRA
Belgrado non è una città ricca di monumenti,
per fattori storici e popolari, come l'antico assedio turco col seguente
massacro, dove i turchi, con i teschi delle vittime uccise fecero una torre, a
Nis e per le guerre più recenti dati i conflitti tra gli stati dell'ormai ex
Jugoslavia. Difatti il monumento che non ha a che vedere con nessuno specifico
movimento artistico, se non seguente qualche moderno ed economico piano
urbanistico, consiste in due palazzi, situati in centro
città, che un tempo erano adibiti uno, al centro di comando dei generali di
guerra, l'altro al Ministero dello Stato. Questi due palazzi sono costruiti uno
affianco all'altro, interrotti da una delle strade principali. La cosa
interessante di questi edifici è che nel bombardamento da parte della NATO ,nel
1999, questi palazzi sono stati bombardati con l'intento dei membri della NATO
di uccidere i comandanti ed i politici serbi più importanti, i quali però in
quel momento di guerra, avevano ben pensato di non trovarsi mai lì, Purtroppo
però, vi furono 14 vittime di innocenti passanti Alcuni, per non dire la
maggior parte, di quei politici, con l'ormai generico desiderio di benessere
materiale personale, desiderano far entrare la Serbia nell'Unione Europea, cosa
che speriamo non succederà mai e con questo forte desiderio sono ormai in
stretti legami con la Nato, acerrima nemica della Serbia. Non ci sono più
regole di buona morale.. Comunque, ritornando ai palazzi distrutti, questi
stanno nel bel mezzo della città, in macerie e devono per sempre essere
lasciati così, perchè non c'è modo migliore di rappresentare quella che è la
storia di una città. E' un monumento che suscita un certo dolore, macabrità e
fa riflettere sulla realtà. Mi piace un sacco Il resto dei monumenti artistici
a confronto sembrano tentativi di raccontare la storia attraverso favole
idealizzate.Io ,da piccola, guardando quei palazzi , ho sempre provato paura,
ma una di quelle paure curiose...Difatti io vengo proprio da Belgrado e se non
ci fossero state queste guerre ,non so se mi troverei qui in questo momento.
Comunque tutti i turisti affermano che Belgrado sia diversa dalle altre
capitali e città d'arte, ma è difficile
spiegarne il perchè...insomma oltre al piano urbanistico inesistente, dal
momento che non c'è nessuno equilibrio estetico fra i vari palazzi, io deduco
che si respiri nell'aria lo spirito del dopoguerra, dove le persone cambiano,
maturano... C'è un'anima. Lo spirito del popolo e l'estetica ,sono inspiegabili
ed imparagonabili ad ogni altra cultura o città. Lo spirito era però uguale
anche 50 anni fa, l'abitudine alla povertà che porta a serietà ed impegno e
alla protezione dei veri valori come la famiglia. Riguardo allo scambio
culturale che posso dire è stato fantastico salvo il fatto che è terribile
sentirsi un turista nella propria città.
- · ne potsecaj me......Prve sirene......i sad se plasim aviona...
- bombardovali su nasu decu .. nase gradove ....... e moj Srbine
I bombardamenti democratici
Nothing against Serbia
Not to forget NATO agression
Un crimine contro la pace
La voce di Russia
cnj.it/24MARZO99
I crimini commessi
2.500 civili uccisi
Dal forum di Belgrado
Belgrado non dimentica le bombe umanitarie
associazionelatorre.com
domenica 11 gennaio 2015
JE SUIS MILICA RAKIC
Mi chiamo Milica Rakic. La mia unica colpa è stata nascere in Serbia.
Divido in paradiso la colpa dei bambini nati in Iraq, Afganistan, Africa, Libia .......
Suicida il pilota NATO che uccise la piccola MIlica Rakic che abitava nei pressi dell'aeroporto.
La piccola fu colpita da schegge delle bombe umanitarie NATO il 17 Aprile 1999
Maggiori dettagli se cliccate qui : 8 Marzo
Ninna nanna Nanna ninna - Baglioni / Trilussa
Ninna nanna nanna ninna
er pupetto vo' la zinna
fa' la ninna dormi pija sonno
che si dormi nun vedrai
tant'infamie e tanti guai
che succedono ner monno
tra le bombe e li fucili
per i popoli che so' civili
ninna nanna tu non senti
li sospiri e li lamenti
de la pora gente che se scanna
che se scanna e che s'ammazza
a vantaggio della razza
de la gente che se scanna
per un matto che comanna
e a vantaggio pure d'una fede
per un Dio che nun se vede
ma che serve da riparo
ar re macellaro
che sa bene
che la guerra
e' un gran giro de quatrini
che prepara le risorse
pe' li ladri delle borse
ninna nanna ninna nanna
ninna nanna ninna nanna
ninna nanna ninna nanna
ninna nanna ninna nanna
fa' la ninna fa' la nanna
fa' la ninna che domani
rivedremo ancora li sovrani
che se scambiano la stima
boni amichi come prima
so' cugini e fra parenti
nun se fanno i complimenti
torneranno proprio tutti uguali
li rapporti personali
e senza l'ombra d'un rimorso
sai che ber discorso
ce faranno tutti insieme
su la pace e sul lavoro
pe' quer popolo cojone
risparmiato dar cannone
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