Il caffè delle diaspore

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giovedì 19 marzo 2020

La NATO è candidata al premio Nobel per la pace

Cari amici di fronte alla “incredibile” e vergognosa notizia della proposta di conferire il premio Nobel per la Pace alla più aggressiva e sanguinosa alleanza militare internazionale dal 1945 ad oggi, come Forum Belgrado per un Mondo di Eguali Italia, come Centro di Iniziative per la Verità e la Giustizia e come Associazioni di Solidarietà “SOS Yugoslavia” e “SOS Kosovo Metohija”, ci associamo e sosteniamo la lettera pubblica redatta dalla direzione centrale del Forum in Serbia, rendendoci disponibili ad eventuali iniziative pubbliche di denuncia di questo vero e proprio misfatto e insulto al valore della parola PACE.
Enrico Vigna portavoce del Forum Belgrado Italia, presidente di SOS Yugoslavia-SOS Kosovo Metohija
Al Norwegian Nobel Committee
0255 Oslo - Henrik Ibsens gate 51 - N o r w a y
“Eminenti membri del Comitato per il premio Nobel della Pace,
Vi scriviamo a nome del Forum di Belgrado per un Mondo di Eguali, della Associazione dei Generali e Ammiragli della Serbia, della Fondazione UNITI per la Gioventù, di Organizzazioni indipendenti della Serbia e della diaspora serba.
Abbiamo avuto notizia dai media che la NATO è ufficialmente candidata per il Premio Nobel per la Pace 2019. A questo proposito consentiteci di attirare la vostra attenzione su quanto segue:
1. Esattamente 21 anni fa, la NATO ha illegalmente lanciato un aggressione militare alla Serbia (RFY) che è durata 78 giorni, dal 24 marzo al 10 giugno 1999, violando così la Carta delle Nazioni Unite, il documento finale dell’OSCE di Helsinki, nonchè il proprio atto istitutivo (1949). E’ stato un crimine contro la pace e l’umanità.
2.L'aggressione ha lasciato oltre 3500 morti, tra cui 89 bambini e circa 12.500 feriti. Il danno economico diretto è stato stimato in oltre 100 miliardi di dollari USA. Il numero di vittime umane a causa delle successive conseguenze dell'aggressione e del danno all'ambiente naturale deve ancora essere valutato.
3.Come la prima guerra dopo la seconda guerra mondiale sul suolo europeo, l'aggressione della NATO alla Serbia (RFY) è stata una svolta che ha introdotto la pratica delle aggressioni e degli interventi senza restrizioni in tutto il mondo. Questa aggressione è stato l'inizio della trasformazione della NATO stessa da alleanza difensiva in offensiva, ignorando il principio delle Nazioni Unite secondo cui la pace dovrebbe essere difesa con tutti i mezzi.
4.L'aggressione condotta in coalizione con l'organizzazione terrorista separatista dell'UCK, ha posto un precedente, incoraggiando il separatismo, il terrorismo e la mancanza di rispetto del diritto internazionale.
5.Durante l'aggressione, le forze della NATO hanno usato missili con uranio impoverito e altri armamenti e metodi proibiti, fortemente condannati dal Parlamento europeo, dall'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa e dai parlamenti nazionali di molti paesi membri della NATO e della UE. Ciò ha lasciato conseguenze durature, causando pericolosi decessi maligni e portando via le vite di migliaia di persone innocenti.
6.Questo crimine contro la pace e l'umanità ha provocato instabilità duratura nei Balcani. Ha gravemente compromesso la stabilità dell'Europa. Allo stesso tempo, la NATO ha inflitto danni irreparabili all'Europa (OSCE) e al World Peace and Security Order (ONU), introducendo così l'era della nuova guerra fredda.
Sperando che questi fatti meritino la vostra attenzione e valutazione, vi preghiamo di accogliere le assicurazioni della nostra più alta considerazione.
Belgrado, Marzo 2020.
Per il Forum Belgrado per un Mondo di Eguali, Zivadin Jovanovic, presidente
Per Associazione dei Generali e Ammiragli della Serbia, Gen. Milomir Miladinovic, president
Per la Fondazione UNITI per la gioventù, Prof. Dr. Danica Grujicic, presidente

lunedì 9 dicembre 2019

Premio-Riconoscimento “Alta Nobiltà Umanitaria” 2012 di NOVOSTI Serbia





Eravamo disperati, perchè avevamo perso questa pagina, per fortuna l'abbiamo ritrovata

Cari amici: associati, sostenitori, collaboratori, amici  della nostra Associazione,
è con grande soddisfazione che vi comunichiamo che la nostra Associazione, tramite Enrico Vigna, nostro presidente, ha ricevuto il Premio-Riconoscimento “Alta Nobiltà Umanitaria” 2012 di NOVOSTI Serbia, per l’alto valore morale e materiale della Solidarietà verso le popolazioni serbo kosovare sofferenti del Kosovo Metohija, nell’arco degli ultimi dieci anni.
Questo premio che quest’anno è arrivato al suo 50° anniversario è considerato nella Repubblica di Serbia, il più alto e onorevole riconoscimento del popolo serbo;  il giornale Novosti ( e la loro Televisione) è considerato da ogni parte politica e sociale, un autorevole e dignitoso organo di informazione indipendente.
Riteniamo che, attraverso Enrico Vigna, come dichiarato da Enrico stesso nel saluto da lui stesso portato, questo è un riconoscimento all’impegno solidale, informativo e concreto di tutti coloro che in questi tredici anni di esistenza della nostra Associazione in svariati modi e forme, e si tratta delle migliaia e migliaia di persone di buona volontà che hanno attraversato il sentiero di SOS YU, hanno condiviso le idee, i punti di vista, le scelte fatte in questi difficili e complessi tredici anni.
Questo riconoscimento, come dichiarato nelle motivazioni della Giuria del premio, va all’alto valore morale delle nostre attività, a quello informativo circa la situazione del Kosovo, ma anche all’alto valore materiale e concreto della nostra Solidarietà; che non si è limitata a parlare, scrivere, analizzare ma ha unito a questo una solidarietà CONCRETA per le genti, la quale ci ha permesso oggi, attraverso Enrico Vigna, di essere conosciuti e stimati da milioni di cittadini in Serbia e fuori da essa, dato che stiamo ricevendo centinaia, quasi migliaia di messaggi di amicizia e simpatia per il nostro impegno da paesi Balcanici, dall’Europa, dalle Americhe e anche dall’Australia; questo riteniamo sia un obiettivo raggiunto grazie a TUTTI noi e voi indistintamente.

sabato 13 luglio 2019

Ana e Boro


Una sera d'estate del 1999, appena finiti i bombardamenti sulla piccola Jugoslavia, passai una sera con Ana, moglie di Boro, cari e fraterni amici; due giovani con la vita davanti che avrebbe dovuto essere vissuta.
Ana era disperata, Boro il suo amato compagno di vita, era uno dei 1300 serbi rapiti nel Kosovo Metohija dai terroristi dell'UCK, ancora non era tornato e non c'erano notizie sulla sua sorte.
Ana per tutta la sera pianse, pianse disperatamente e mi chiedeva se sarebbe tornato il suo compagno, il suo grande amore, se, uno di quei giorni avrebbe rivisto il suo viso, avrebbe riascoltato la sua voce, risentito la forza dei suoi abbracci.
Io non sapevo cosa dire e dissi solo che dovevamo sperare, sperare con forza.
L'abbracciai forte, le accarezzai quel viso dolce, bello, pulito, giovane.
Riuscii con difficoltà a non piangere, ributtai le lacrime indietro, anche a me stesso dicevo: dobbiamo sperare…
Poi uscii con ancora le lacrime di Ana sulla maglietta, sulle guance. Era estate ma pioveva quella sera di Luglio a Belgrado; così la pioggia si mescolò alle lacrime di Ana ed io camminavo e non mi riparavo dalla pioggia, essa mi stava aiutando…mescolava le lacrime. 
Cosa potevo fare: nulla.
Quando tornai, scrissi le righe qui sotto, le scrissi per la mia amica/sorellina Ana, forse le scrissi per tutte le Ana, sole e ferite dal dolore. Lei, per anni mi disse che la teneva sempre con sé, addosso, in tasca e quante notti se la leggeva e le dava forza…
Ma forse non avrei mai dovuto scrivere quelle righe. Forse….
Aspettalo, tornerà.
Aspettalo tanto, tanto.
Aspettalo quando le foglie gialle, diffonderanno tristezza.
Aspettalo quando ci sarà la neve e avrai freddo.
Aspettalo quando ci sarà l'afa e ti mancherà il respiro.
Aspettalo quando gli altri non lo aspetteranno più e si dimenticheranno del passato.
Aspettalo anche se non arriveranno sue lettere, perché forse sarà troppo lontano.
Aspettalo insieme a tutti coloro che aspettano, anche se sarà sempre più doloroso aspettare.
Aspettalo, egli tornerà, dopo aver sfidato la morte, le tempeste, i nemici.
…Solo chi non ha mai aspettato, chi non ha la forza di aspettare, non può capire.
Egli tornerà, vincendo le fiamme e gli impedimenti, perché lui sa che tu lo stai aspettando.
E con la forza del tuo amore, sarai stata tu a salvarlo, a farlo tornare…
E saprete solo tu e lui…come sei stata capace ed hai saputo aspettare il tuo uomo… 
E come lui ha lottato contro il destino e ogni avversità, per tornare da te.
…E sarete nuovamente insieme ed uniti…, 
grazie alla forza dell'amore, del vostro splendente e vero amore!

Boro… questa sera sono qui e alzo l'ennesimo bicchiere di Sljiva (..che aiuta a vivere e affrontare questo mondo…), lo alzo al cielo e sorrido malinconicamente, pensando a quel nostro ultimo incontro di Marzo a Belgrado di dieci anni fa….La tua risata fragorosa, i tuoi abbracci forti, le tue pacche vigorose. Parlavi del tuo grande amore e dicevi: …meno male che ancora non abbiamo un figlio, così quando torno sarà la prima cosa che faremo insieme ad Ana, anzi ne faremo due… e ridevi.
Aveva saputo che sarebbe stato richiamato come riservista…e mi dicesti…non vado in guerra, io sono contro le guerre, vado solo a fare il mio dovere per il mio paese e il mio popolo…
E abbracciandomi aggiungesti ridendo: brate ( fratello), anche tu sei un soldato, perché sei qui, "mobilitato" per difendere la giustizia e ridevamo…alla stazione degli autobus di Belgrado…
…Vidimo se kume ( ci vediamo compare) ! Mi dicesti mentre già ero sul bus e nei tuoi, nei nostri occhi e nel cuore c'era la voglia di vivere, c'era la consapevolezza però, che occorre anche un senso 
di dignità nel vivere…..

…..Ana così bella, pulita, semplice…oggi con i tuoi 35 anni che sembrano 70. Quel tuo viso così dolce, oggi così sciupato, usurato; quei tuoi occhi neri così belli e profondi, oggi così gonfi da dieci anni di pianti…Tra le lacrime, quasi con un sorriso velato di sottofondo, mi hai detto …sai Enri, almeno ora potrò venire qui e parlargli, sono fortunata…Peccato che non avevamo fatto un figlio, ora Boro rivivrebbe in lui… 
E le nostre lacrime bagnavano quella maledetta lastra di marmo nera, dove da poche settimane avevi deposto i resti ( poche ossa) del tuo uomo, che ti avevano consegnato, dopo averli ritrovati sotto un mucchio di terra, di un anonimo bosco del Kosovo…dopo dieci anni. 
Mentre fingevo di sorriderti dolcemente, dolce e forte sorella mia, il cuore mi sanguinava, la rabbia ribolliva in me con furore…ti ho abbracciato con forza ma anche lievemente, quasi avessi paura di fare male a quel corpo, quel viso che erano stati così belli ed ora così consunti, consumati e come quella sera di dieci anni fa con il tuo Boro…ho solo detto:… vidimo se sestra ( ci vediamo sorella)…anche se so che forse non ci vedremo più…solo che quella sera di dieci anni fa si rideva, stavolta lacrimiamo…Ciao piccola, grande donna dei Balcani e dentro di me pensavo:… Boro con la vita ha perso anche una donna come te…che maledizione !


…E anche se quel giorno al cimitero, non faceva freddo, andando via mi sono stretto nel giaccone perché il freddo dell'anima mi era arrivato alla pelle, mi sono girato ancora una volta per guardarti, forse l'ultima e con il cemento nei piedi e nel cuore mi sono incamminato… 
e ancora adesso non so verso dove. Avrei voluto girarmi ancora ma non ci sono riuscito e lacrimando ho pensato:…Buona fortuna Ana, la vita, forse un giorno, tornerà anche per te, e Boro sorriderà per questo, e come dice una canzone…un giorno torneremo ancora a cantare, a ridere, a ballare, a far l'amore…un giorno…forse. 
Non resta che continuare ogni giorno ad alzare le vele controvento, tenacemente, caparbiamente, in questi tempi di consumi, di smemoratezze, di superficialità, di desolidarizzazioni imperversanti, di individualismi dilaganti ed egoismi assunti a cultura di massa. Dove il "NOI" è sepolto. 
Chissà se il nostro tenace e ostinato impegno di solidarietà e di lotta per la verità e la giustizia, rivolto a questo popolo serbo aggredito, umiliato, violentato e oggi annichilito, rivolto in particolare verso i bambini, speranza e investimento per un nuovo futuro, possa anche contribuire a far crescere dei piccoli Boro, che in un nuovo tempo rialzeranno lo sguardo e si risolleveranno in piedi fieri, e riprenderanno il loro destino e futuro nelle proprie mani…chissà. 
Uomini semplici, buoni, "normali", dignitosi come il mio amico, fratello, kume Boro; un semplice soldato non di carriera, ma del suo popolo, che avrebbe voluto, come tutta l'umanità semplice e laboriosa, soltanto vivere, amare, lavorare, ridere, in pace…ma con dignità.


…Fosse stata una storia letteraria, avrei voluto finire così: 
…alla stazione degli autobus di Belgrado, Ana a casa ( diceva sempre che a lei non piaceva uscire alla sera, perché lei stava bene nella loro casetta) ed io e Boro che ci beviamo l'ultima Sljiva e tra risate, abbracci e pacche sulle spalle, ci diciamo… 
do viden ja kume, vidimo se! ( arrivederci compare, ci vediamo). 
Ed io sul bus sorridendo li penso abbracciati insieme; tra mille problemi di vita e difficoltà di tutti i giorni, ma innamorati e quando c'è l'amore vero, tutti sono più forti, tutti sono più ricchi…tutti siamo più umani…

Ma questa non è una storia americana, non è finita bene; è una storia vera dei Balcani… 
Non ci sono arrivederci, non ci saranno più pacche e abbracci…restano solo dei resti di un giovane uomo sotto una lastra di marmo nera, una sorella , splendida donna innamorata ma vedova, immense solitudini nell'anima, la sljiva e tante lacrime…perché non ci hanno convinto… 
ma per ora …ci hanno vinto! 
…Ma sii sereno amico, fratello, kume Boro…io sono ancora al mio/nostro posto … 
io sono ancora… "mobilitato" ! 
Enrico Vigna

sabato 16 marzo 2019

24 marzo 1999, la vergogna della NATO




Sono passati 20 anni dai bombardamenti NATO sulla Serbia e fioccano le serate su questo tema e gli articoli.
Ve ne proponiamo alcuni


Il bombardamento della Jugoslavia

Remo contro, la virtù del dubbio

Il bombardamento su Belgrado. La verità su quell’attacco

Il cielo sopra Belgrado. Il Manifesto

Fu un genocidio

La guerra umanitaria

Un articolo di Alberto Tarozzi

Contropiano

24 marzo '99. Jugoslavia

Noi non dimentichiamo nulla

La Nato ritiene giusto il bombardamento

Bombe su Belgrado 20 anni dopo . Bologna

Il cielo sopra Belgrado . Milano

20 anni fa la guerra "umanitaria" della Nato


Serbia, la memoria, 20 anni dopo le bombe NATO. Conferenza commemorativa a Roma. 25 marzo ore 15.00, "Sala consiliare municipio". Intervengono Alessandro Di Meo e Slobodanka Ciric'

La Jugoslavia di ieri, le rovine di oggi. Incontro presso la Casa rossa, Via Monte Lungo 2 a Milano, 30 marzo ore 18. Interviene Fulvio Grimaldi

Bombe su Belgrado 20 anni dopo. 10 aprile ore 21,00 presso Spazio Ligera, Via Padova 133 Milano. Conduce Andrea Martocchia di CNJ

Bari 3 aprile 2019 | Bombe su Belgrado: 20 anni dopo

Serbia: Belgrado ricorda il ventesimo anniversario dei bombardamenti

Intervista di Enrico Vigna a ZIVADIN JOVANOVIC

Da contro blog di Fulvio Grimaldi

Il massacro di Racak

In Kosovo statua all’americano dell’inganno di Racak

Le "vittime" di Racak non erano civili e non sono state giustiziate

Serbi da morire

24 marzo 1999 in Balkan crew

24 marzo 1999 la nato bombarda la Jugoslavia

Ennio Remondino

DIEGO FUSARO da Belgrado

Scuole, ospedali e civili bombardati

Spiccioli sui Balcani 6 missioni di Tornado con bombe umanitarie

Perché la NATO non ha condotto un’operazione terrestre contro la Jugoslavia?

Un reportage di CNJ

Good morning Pančevo

La guerra infinita di Riccardo Iacona

Serbia, una terra avvelenata

NATO bombardovanje Srbije

Oj kosovo kosovo

Nas kosovo

Nemanja Nikolic - Vidovdan

Gordana Goca Lazarevic Vidovdan

Dal blog di Marco Barone








venerdì 26 maggio 2017

ENRICO AL SOVIETNIKO






Questa sera, venerdì 26 maggio, alle ore 19.00, presso il fantastico Sovietniko di Torino, in Via Cibrario 9, il super favoloso divino Enrico Vigna, presenterà il suo nuovo libro.
Seguirà una cena ucraina per sostenere i progetti di solidarietà di CIVG nel Donbass


..... di solito non lo facciamo.. è nostra usanza essere imparziali ed educati.. ma stavolta .. ci stà !
TIE'... alla faccia di tutti quelli che ci vogliono male..
... le persone grandi sono ancora qui.. più forti che mai !
Bravo Enrico !!!!!!!!!!!!


facebook.com/sovietniko

Enrico Vigna in Balkan crew

www.civg.it


sabato 4 marzo 2017

CIVG E' IN FACE BOOK




Sempre più bella la pagina FB di Civg.
Noi leggiamo sempre le news tramite la mailing list .. vi vogliamo bene "Centro di iniziative per la verità e la giustizia"

civg.it

facebook.com/CIVG

ASTI SOLIDALE CON I BAMBINI COSOVARI

"Sorry" non è sufficiente

Kragujevac, Serbia ex Jugoslavia di Enrico Vigna (una tra le più grandi favole balcaniche)

.. e naturalmente è sempre l'ora di un abbraccio a cnj.it

lunedì 16 gennaio 2017

Il «Balkan express» di cui si sentiva il bisogno.




Ma è bastato un treno per far capire al mondo la strage dei serbi in Kosovo?
Perchè non ci hanno pensato prima ?
Proponiamo anche un collegamento aereo e complimenti alle Ferrovie serbe.. mai visto treno più bello !
Ricordiamo inoltre che il Kosovo è riconosciuto indipendente solo da 105 paesi sui totali 206 nel mondo e che Spagna, Grecia, Cipro, Romania, Russia e Cina (paesi con un grosso peso specifico) vedono come molto pericolosa l'autonomia
E' tutto poi da vedere che fine farà la base americana (e non NATO come molti erroneamente credono) di Camp Bondsteel
Dobbiamo purtroppo notare il totale disinteresse di tutto l'Occidente per quello che riguarda la zona kosovara, che, aimè, è finita nell'attenzione di certe parti politiche con le quali non abbiamo mai condiviso nulla. Gli unici due gruppi di volontari che riconosciamo, sono il gruppo di Alessandro Di Meo con Un sorriso per ogni lacrima e il gruppo di Enrico Vigna con S.O.S. Jugoslavia - S.O.S. Kosovo e Metohija




Le autorità kosovare fermano il treno più bello del mondo

La verità nascosta: i massacri dei serbi






VIDOVDAN KOSOVO - ZA MOJU SEJU I bambini serbi nelle enclavi kosovare disegnano solo case bruciate e morti





venerdì 27 maggio 2016

Nella terra dei merli. Kosovo tra passato e futuro



Molto bello l'incontro che si è tenuto questa sera presso il Polski kot.
E' stato proiettato il documentario Nella terra dei merli. Kosovo tra passato e futuro che è un parallelo tra la vita degli albanesi in Kosovo e la vita di quei pochi serbi che ancora sopravvivono la.
Incredibilmente molto pubblico era pro Serbia !! Eravamo commossi !
Nel suo genere il documentario rappresenta una novità poichè mette in luce molte realtà che fino ad oggi non sono state comprese nei precedenti servizi. Unica vera assenza è Bondsteel, ovvero la base americana e sottolineiamo americana e non NATO, presente come spina nel fianco nei Balcani.
Il documentario è stato spiegato dal Dr. Costamagna che si è esibito in un discorso di mediazione tra le due anime del pubblico, ovvero quella filo albanese e quella filo serba.
In alcuni comuni del Kosovo i serbi si sentono leggermente più sicuri e non chiedono più la scorta, mentre in altri comuni ci sono ancora forti scontri inter etnici che sfociano nella violenza.
Non esiste assolutamente uno "stato di diritto" e da cio' ne consegue che è proprio difficoltoso qualsiasi pensiero di vita normale comune.
Radio Gorazdevac, che è molto seguita da tutta Balkan crew, è una delle poche voci di speranza per la minoranza serba, mentre l'enclave di Gorazdevac è ancora sotto le mire degli estremisti albanesi che non accettano una riconciliazione. A questo proposito, anche se non c'è nel documentario, un grosso grazie a Enrico Vigna che porta aiuti proprio a Gorazdevac.
E' stato intervistato il comandante della KFOR italiana Luigi Miglietta che ha spiegato i compiti, tutt'altro che semplici, delle forze militari. Sono stati intervistati anche alcuni militari che si sono stupiti di come sono state cancellate le scritte in serbo da tutti i cartelli stradali e di come i giovani non siano per nulla interessati a questa chiamiamola "nazione" e hanno come unica idea quella di emigrare, forse anche perchè la disoccupazione è al 65%.
Un momento particolarmente toccante è dedicato alla comunità della Caritas umbra in Kosovo che accoglie bambini e giovani tra i più poveri.
Le immagini di Decani ci hanno riempito il cuore di gioia. Se non è una delle 156 chiese distrutte lo dobbiamo proprio ai militari italiani che hanno difeso questo monastero dai più terribili attacchi, ma la chiesa è tutt'ora in pericolo.
Sul ponte di Mitrovica c'è una scritta: "Pace is only way".
Il monastero di Zociste e la chiesa dei Santi Cosma e Damiano sono stati completamente ricostruiti dopo la demolizione tramite esplosivo da parte di estremisti albanesi nel 1999.
Dal Kosovo sono partiti circa 350 foreign fighters per la Siria e si stima che 60 di essi siano morti, mentre per quanto riguarda le questioni interne non è inconsueto andare in Parlamento con le maschere anti gas per la protesta del gruppo Vetevendosje.
Avreste dovuto vedere le facce dei partecipanti quando la ex presidente del Kosovo Jahjaga ha detto che il Kosovo dovrebbe entrare a far parte della NATO !!
Ringraziamo Christian Costamagna per la sua abilità di moderatore e Alessandro Polski Kot sempre numero uno in fatto di tradizioni e cultura balcaniche.
Grazie anche a Olja Perisic Arsic per la splendida traduzione

Dr. Christian Costamagna

polskikot.wordpress.com

Traduzione di Olja Perisic Arsic

Nella terra dei merli

Manastir Zociste

Il monastero di Visoki Decani

Il generale Miglietta al comando della KFOR in Kosovo

Radio Gorazdevac

Andrea Bettinetti. Film maker

Michele Bongiorno

Oj Kosovo, Kosovo

Ивана Жигон - Ој, Косово, Косово

Vidovdan

Per quanto riguarda i nostri militari nel Balcani ricordiamo anche:

Vent'anni da Dayton. Prima parte

Vent'anni da Dayton. Seconda parte





giovedì 13 novembre 2014

Una piccola grande storia balcanica.

Una sera d'estate del 1999, appena finiti i bombardamenti sulla piccola Jugoslavia, passai una sera con Ana, moglie di Boro, cari e fraterni amici; due giovani con la vita davanti che avrebbe dovuto essere vissuta.
Ana era disperata, Boro il suo amato compagno di vita, era uno dei 1300 serbi rapiti nel Kosovo Metohija dai terroristi dell'UCK, ancora non era tornato e non c'erano notizie sulla sua sorte.
Ana per tutta la sera pianse, pianse disperatamente e mi chiedeva se sarebbe tornato il suo compagno, il suo grande amore, se, uno di quei giorni avrebbe rivisto il suo viso, avrebbe riascoltato la sua voce, risentito la forza dei suoi abbracci.
Io non sapevo cosa dire e dissi solo che dovevamo sperare, sperare con forza.
L'abbracciai forte, le accarezzai quel viso dolce, bello, pulito, giovane.
Riuscii con difficoltà a non piangere, ributtai le lacrime indietro, anche a me stesso dicevo: dobbiamo sperare…
Poi uscii con ancora le lacrime di Ana sulla maglietta, sulle guance. Era estate ma pioveva quella sera di Luglio a Belgrado; così la pioggia si mescolò alle lacrime di Ana ed io camminavo e non mi riparavo dalla pioggia, essa mi stava aiutando…mescolava le lacrime.
Cosa potevo fare: nulla.
Quando tornai, scrissi le righe qui sotto, le scrissi per la mia amica/sorellina Ana, forse le scrissi per tutte le Ana, sole e ferite dal dolore. Lei, per anni mi disse che la teneva sempre con sé, addosso, in tasca e quante notti se la leggeva e le dava forza…

Ma forse non avrei mai dovuto scrivere quelle righe. Forse….

Boro… questa sera sono qui e alzo l'ennesimo bicchiere di Sljiva (..che aiuta a vivere e affrontare questo mondo…), lo alzo al cielo e sorrido malinconicamente, pensando a quel nostro ultimo incontro di Marzo a Belgrado di dieci anni fa….La tua risata fragorosa, i tuoi abbracci forti, le tue pacche vigorose. Parlavi del tuo grande amore e dicevi: …meno male che ancora non abbiamo un figlio, così quando torno sarà la prima cosa che faremo insieme ad Ana, anzi ne faremo due… e ridevi.
Aveva saputo che sarebbe stato richiamato come riservista…e mi diceva:…non vado in guerra, io sono contro le guerre, vado solo a fare il mio dovere per il mio paese e il mio popolo…
E abbracciandomi aggiungesti ridendo: brate ( fratello), anche tu sei un soldato, perché sei qui, "mobilitato" per difendere la giustizia,  e ridevamo…alla stazione degli autobus di Belgrado…
…Vidimo se kume ( ci vediamo compare) ! Mi dicesti mentre già ero sul bus e nei tuoi, nei nostri occhi e nel cuore c'era la voglia di vivere, c'era la consapevolezza però, che occorre anche un senso
di dignità nel vivere…..
…..Ana così bella, pulita, semplice…oggi con i tuoi 35 anni che sembrano 70. Quel tuo viso così dolce, oggi così sciupato, usurato; quei tuoi occhi neri così belli e profondi, oggi così gonfi da dieci anni di pianti…Tra le lacrime, quasi con un sorriso velato di sottofondo, mi hai detto …sai Enri, almeno ora potrò venire qui e parlargli, sono fortunata…Peccato che non avevamo fatto un figlio, ora Boro rivivrebbe in lui…
E le nostre lacrime bagnavano quella maledetta lastra di marmo nera, dove da poche settimane avevi deposto i resti ( poche ossa) del tuo uomo, che ti avevano consegnato, dopo averli ritrovati sotto un mucchio di terra, di un anonimo bosco del Kosovo…dopo dieci anni.
Mentre fingevo di sorriderti dolcemente, dolce e forte sorella mia, il cuore mi sanguinava, la rabbia ribolliva in me con furore…ti ho abbracciato con forza ma anche lievemente, quasi avessi paura di fare male a quel corpo, quel viso che erano stati così belli ed ora così consunti, consumati e come quella sera di dieci anni fa con il tuo Boro…ho solo detto:… vidimo se sestra ( ci vediamo sorella)…anche se so che forse non ci vedremo più…solo che quella sera di dieci anni fa si rideva, stavolta lacrimiamo…Ciao piccola, grande donna dei Balcani e dentro di me pensavo:… Boro con la vita ha perso anche una donna come te…che maledizione !

…E anche se quel giorno al cimitero, non faceva freddo, andando via mi sono stretto nel giaccone perché il freddo dell'anima mi era arrivato alla pelle, mi sono girato ancora una volta per guardarti, forse l'ultima e con il cemento nei piedi e nel cuore mi sono incamminato…
..e ancora adesso non so verso dove. Avrei voluto girarmi ancora ma non ci sono riuscito e lacrimando ho pensato:…Buona fortuna Ana, la vita, forse un giorno, tornerà anche per te, e Boro sorriderà per questo, e come dice una canzone…un giorno torneremo ancora a cantare, a ridere, a ballare, a far l'amore…un giorno…forse...
Ora, per te, non c’è più nessuno da aspettare...ora non resta che ricordare...
…Per me non resta che continuare ogni giorno ad alzare le vele controvento, tenacemente, caparbiamente, in questi tempi di consumi, di smemoratezze, di superficialità, di desolidarizzazioni imperversanti, di individualismi dilaganti ed egoismi assunti a cultura di massa. Dove il "NOI" è sepolto.
Chissà se il nostro tenace e ostinato impegno di solidarietà e di lotta per la verità e la giustizia, rivolto a questo popolo serbo aggredito, umiliato, violentato e oggi annichilito, rivolto in particolare verso i bambini, speranza e investimento per un nuovo futuro, possa anche contribuire a far crescere dei piccoli Boro, che in un nuovo tempo rialzeranno lo sguardo e si risolleveranno in piedi fieri, e riprenderanno il loro destino e futuro nelle proprie mani…chissà.
Uomini semplici, buoni, "normali", dignitosi come il mio amico, fratello, kume Boro; un semplice soldato non di carriera, ma del suo popolo, che avrebbe voluto, come tutta l'umanità semplice e laboriosa, soltanto vivere, amare, lavorare, ridere, in pace…ma con dignità.

…Fosse stata una storia letteraria, avrei voluto finire così:

…alla stazione degli autobus di Belgrado, Ana a casa  ( diceva sempre che a lei non piaceva uscire alla sera, perché lei stava bene nella loro casetta) ed io e Boro che ci beviamo l'ultima Sljiva e tra risate, abbracci e pacche sulle spalle, ci diciamo…
do viden ja kume, vidimo se! ( arrivederci compare, ci vediamo).
Ed io sul bus sorridendo li penso abbracciati insieme; tra mille problemi di vita e difficoltà di tutti i giorni, ma innamorati e quando c'è l'amore vero, tutti sono più forti, tutti sono più ricchi…tutti siamo più umani…

Ma questa non è una storia americana, non è finita bene; è una storia vera dei Balcani…
Non ci sono arrivederci, non ci saranno più pacche e abbracci…restano solo dei resti di un giovane uomo sotto una lastra di marmo nera; una sorella, splendida donna innamorata ma vedova; immense solitudini nell'anima; la sljiva e tante lacrime…
perché non ci hanno convinto…ma per ora …ci hanno vinto!

Ma sii sereno amico, fratello, kume Boro…io sono ancora al mio/nostro posto …
io sono ancora… "mobilitato" !       

Enrico Vigna