Il termine genocidio significa una sistematica distruzione di una popolazione,
una stirpe, una razza o una comunità religiosa. Basta andare a vedere i numeri
della popolazione bosgnacca mussulmana, serba ortodossa e croata cattolica
prima e dopo il conflitto degli anni 90 per capire che gli equilibri sono
rimasti quasi invariati.
Secondo il censimento del 1991, la Bosnia ed Erzegovina era per il 44%
etnicamente musulmana (all'epoca dichiarati musulmani, successivamente per
indicare i cittadini bosniaci di religione islamica è stato coniato nel 1994 il
termine bošnjak, bosgnacco), per il 31% serba e per il restante 17% croata (la
maggior parte dei quali stanziati in Erzegovina), con il 6% delle persone che
si dichiaravano jugoslave.
Secondo i dati del CIA, relativi al 2006, la Bosnia ed Erzegovina è etnicamente
formata: al 48% da bosgnacchi (per la maggior parte musulmani), al 37,1% da
serbi (per la maggior parte cristiani ortodossi), al 14,3% da croati (per la
maggior parte cristiani cattolici) e allo 0,6% da altre etnie.
I paramilitari serbi erano per lo più volontari provenienti da diverse parti
dove vivevano i serbi in ex Jugoslavia ed erano la maggioranza (prima di tutto
i serbi di Krajina, odierna Croazia) ed ad un certo punto si sono trovati a
perdere tutti i diritti ed erano sostenuti dal Partito Radicale Serbo (ispirato
ai cetnici, monarchici serbi, una minoranza, che durante la II guerra mondiale
combattevano soprattutto contro altri serbi, che da subito si schierarono con
gli alleati Inghilterra, Francia e Russia e diventarono partigiani, la
maggioranza dei serbi).
I paramilitari croati venivano dalla Croazia ed erano sostenuti da partiti
politici nazionalisti in questi paesi, come il Partito Croato dei Diritti (che
si rifaceva agli ustascia di Ante Pavelić, formazione nazifascista croata che
durante il secondo conflitto mondiale “gestiva” i campi di concentramento come
“Jasenovac” dove le principali vittime furono i serbi e i rom).
I bosniaci, a parte gli orrori commessi dall’ esercito paramilitare di Naser
Oric, anche nei dintorni della stessa Srebrenica dove prima
uccisero migliaia di serbi, hanno ricevuto il sostegno di diverse migliaia di
guardie rivoluzionarie khomeiniste e talebane e combattenti dell'organizzazione
libanese Hezbollah].
Spero vivamente che questa ormai ventennale operazione di propaganda contro la
Serbia cessi presto, permettendo agli studiosi di pervenire a un’analisi più
estesa dei fatti di Srebrenica e della dissoluzione della Jugoslavia e
offrendo, nel con-tempo, opportunità caratterizzate da minor tensione, in
ordine al cammino dei paesi balcanici nella più grande famiglia dell’Unione
Europea.
Premio Nobel per la letteratura a Peter Handke
5 luglio 1992
Per l'ONU non fu genocidio
Il parere di CIVG
Libri su Srebrenica
Assolto Donatello Poggi
Il parere di CNJ
Concorso “Giuseppe Torre” - Seconda edizione
La biblioteca di Pandora: "Srebrenica, come sono andate veramente le cose"
Mirsad Tokaca è il direttore del centro di ricerca e documentazione di Sarajevo e dice: "..è importante che la società bosniaca si liberi dal mito della propria tragedia. La Bosnia è vittima di un mito e di narrazioni mitiche. Se continuiamo a perpetuare il mito sulla nostra società, a giocare coi numeri delle vittime e a diffondere bugie, finiremo per riprodurre le dinamiche che sono sfociate nella guerra contro la Bosnia Erzegovina e contro la sua struttura sociale e culturale" . Tratto da "L'Atlante dei crimini di guerra" pubblicato da Osservatorio Balcani e Caucaso il 3/06/2019