Il caffè delle diaspore

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giovedì 13 agosto 2020

Il sovranismo


Un concetto giuridico non può cambiare di secolo in secolo ed assumere significati negativi o positivi a seconda dei contesti storici. Così come è filosoficamente scorretto legare un movimento complesso come il Razionalismo con quelle che tu stessa definisci "diatribe". È troppo semplicistico e riduttivo.
Per capire certe dinamiche che hanno drammaticamente segnato la Storia, fondamentale è la ricerca delle tendenze generali del diritto costituzionale che si sono venute concretamente realizzando nel corso del XX secolo attorno all'idea di Stato Costituzionale, tra le quali si colloca in maniera assai significativa anche il progetto (mai davvero realizzato) del superamento della divisione dell'Europa in Stati nazionali, gelosi della loro sovranità.
Nell'idea di sovranità del Maresciallo Tito c'era originariamente l'intenzione di creare una situazione efficiente di una forza materiale impegnata nella costruzione e nella garanzia della propria supremazia ed unicità nella sfera politica. Disegno impossibile in una realtà federativa dove si trovava insito il principio dell'esclusione e della belligeranza nei confronti dell'altro da sé.
Una tendenza rimasta sempre sopita, sotto il pugno duro del Maresciallo, e sempre latente in tutte le Repubbliche, nessuna esclusa.
Dalla morte di Tito ed il progressivo allentarsi della morsa progettuale é derivata - all'interno di TUTTE le Repubbliche - la necessità per i nuovi poteri crescenti dell'annientamento di tutti gli antagonisti e - all'esterno - la tendenza, alimentata dall'economia e dall'ideologia, alla rivendicazione di una propria sovranità. I singoli Stati sovrani nascenti (o rinascenti) non potevano ammettere concorrenti. Se si fosse aperta una concorrenza, essi avrebbero cessato sul nascere di essere politicamente "tutto" ed avrebbero ricominciato ad essere semplicemente parte di un sistema politico più comprensivo, esattamente come era stata la Federazione.
In gioco c'era la sovranità e, di conseguenza, la statualità di ogni singola Repubblica.
In una situazione come quella, di fronte allo Stato sovrano non potevano esserci che situazioni di soggezione.
Sul lato esterno, gli Stati forti si propongono come fortezze chiuse, protette dal principio di non ingerenza. Nessuno degli Stati nascenti aveva questa capacità sovranista.
Si creò alternativamente la lotta tra le sovranità, cioè la guerra o la coesistenza delle sovranità, attraverso la creazione di rapporti orizzontali e paritari, disciplinati da norme alla cui formazione gli Stati nascenti avrebbero liberamente partecipato (si chiamano trattati internazionali).
Una circostanza impossibile in quel momento per gli interessi in ballo per ogni singolo cialtrone si trovasse al potere all'inizio degli Anni Novanta, perché soprattutto una dissoluzione pilotata in quel modo avrebbe negato loro la natura sovrana e la possibilità di comando sui singoli Stati, perché il rischio era di ritrovarsi con un governo sovranazionale o addirittura mondiale.
Sul principio innaturale e distorto del nazionalismo come lo identificate voi (e che giuridicamente non esiste) è stata costruita la più assurda e sporca guerra della Storia, con un lavaggio del cervello delle generazioni a venire che ci portiamo ancora dietro oggi un trentennio dopo.
Il vero problema si chiama sovranismo che è cosa ben diversa e che non ammette repliche o confronti, che sui social portano a bloccare e nella realtà a perseguire.
Credo che a XXI secolo inoltrato sia passata l'epoca dell'ignoranza e che le cose vadano chiamate con il loro nome.

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